Rifacimento impianto elettrico: come farlo e quanto costa

In quali casi diventa necessario rifare un impianto elettrico in modo che rispetti le normative del Comitato Elettronico Italiano.

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Rifare l’impianto elettrico: quando e perché

Un impianto elettrico che non rispetta le indicazioni di legge:

  • è pericoloso per la salute e la sicurezza di chi vive nell’abitazione
  • non è efficiente dal punto di vista energetico e ciò comporta un danno per l’ambiente e un costo maggiore delle bollette dovuto agli alti consumi energetici.

I motivi principali per cui molti operatori e energy manager consigliano di rifare un impianto elettrico, e adeguarlo alle normative vigenti sugli impianti, sono due:

  1. l’impianto è stato realizzato molti anni fa senza fare attenzione al rispetto delle norme di sicurezza previste dalla legge; ragione per cui molti impianti elettrici datati sono anche privi della dichiarazione di conformità o di certificato
  2. durante la progettazione dell’abitazione che non si è tenuto conto di come ottimizzare i consumi energetici; solitamente le abitazioni sono classificate in classe energetica E, F, o G e c’è molta dispersione dell’energia prodotta.

Ogni volta che si decide di rifare l’impianto elettrico in modo che rispetti le normative del Comitato Elettrotecnico Italiano.

Certificazione obbligatoria sulla dichiarazione di conformità dell’impianto elettrico

La dichiarazione di conformità, o Di.Co, è un documento che dev’esser rilasciato ad ogni nuova installazione, modifica o rifacimento di un impianto di elettrico – vale anche per altri tipi di impianti – per certificare che l’impianto è stato realizzato a norma. Può essere rilasciato solo da imprese edili abilitate, ovvero che hanno i requisiti professionali previsti dall’art 4 del D.M. 37/2008.

Insieme alla dichiarazione il tecnico è tenuto a rilasciare anche la relazione che contiene l’elenco e la tipologia dei materiali impiegati e lo schema dell’impianto evidenziato nella planimetria dell’immobile del progetto.

Nel caso in cui, invece, si volesse certificare la conformità di un impianto esistente che è stato installato prima del 2008 bisogna rilasciare il certificato di rispondenza, detto Di.Ri.

Non è obbligatorio controllare lo stato dell’impianto elettrico quando viene stipulato un nuovo contratto di affitto o compravendita ma, spesso, gli affittuari/acquirenti lo chiedono.

Quali sono gli interventi necessari per rifare un impianto elettrico obsoleto?

Il rifacimento dell’impianto elettrico richiede opere murarie come, per esempio, aprire e chiudere tracce a muro, a pavimento, o soffitto per innestare i corrugati al cui interno scorrono i fili dell’impianto. 

L’intervento in sé rappresenta solo un terzo del costo dell’impianto elettrico. Nei costi per l’impianto che vengono considerati nel preventivo vanno sommati anche la manodopera per l’assistenza muraria e il compenso per la certificazione della conformità dell’impianto.

Detrazioni fiscali 2020 per rifare l’impianto elettrico

Per abbattere in parte il costo necessario per il rifacimento dell’impianto spesso si decide di inserire questo intervento all’interno dei lavori di ristrutturazione dell’abitazione, soprattutto, quando questi prevedono anche opere murarie.

Le detrazioni IRPEF previste per chi fa lavori di ristrutturazione sono del 50% e si recuperano con dieci rate annuali di uguale importo. Il limite di spesa è di 96.000 euro per ogni unità immobiliare.

Per accedere alle detrazioni bisogna effettuare tutti i pagamenti con il bonifico parlante dove oltre ai dati e al codice fiscale di chi richiede la detrazione va inserito il riferimento alla legge 16-bis del Dpr 917/1986 come causale.

Per poter iniziare l’intervento un tecnico dovrà presentare in Comune la CILA, pratica edilizia necessaria per la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata.

Il rifacimento dell’impianto elettrico civile può essere, poi, un’occasione per ridistribuire i punti luce in modo da adeguarli alla disposizione dei mobili. Nelle case che non di sono di recente costruzione solitamente venivano predisposte poche prese elettriche nelle singole stanze.

Differenze tra manutenzione e rifacimento dell’impianto

Perché l’intervento vada in detrazione insieme agli altri lavori di ristrutturazione deve trattarsi di un rifacimento e non di un semplice lavoro di manutenzione.

Nella manutenzione, infatti, sono previste solo interventi come la sostituzione dell’impianto, spostare prese o interruttori. L’impianto viene migliorato ma non rifatto del tutto, quindi, potrebbe comunque non risultare sicuro e non rispettare le indicazioni di legge per cui può essere certificato come conforme.

Caratteristiche di un impianto elettrico a norma

Un impianto elettrico può essere considerato a norma se ha le seguenti caratteristiche:

  • tutti gli interventi devono essere stati eseguiti da professionisti con requisiti verificati dalla camera di commercio
  • deve essere presente un salvavita, ovvero un dispositivo che, in caso di dispersione e folgorazione, può interrompere il flusso elettrico
  • devono esserci sia interruttori magnetotermici sia differenziali – come il salvavita – per proteggere l’immobile in caso di cortocircuito o sovracorrente
  • i cavi devono essere dimensionati in base alla portata dell’impianto
  • deve essere dotato di messa a terra – eseguita a norma – per disperdere nel terreno il flusso elettrico
  • le varie utenze devono essere diversificate all’interno dei moduli del cavo elettrico.

Quanto costa rifare un impianto elettrico?

Il prezzo dell’impianto elettrico varia in base alla superficie dell’immobile e la numero, e al tipo, di prese che vanno inserite o rifatte.

Se si considera un appartamento di 70 mq vengono installati circa 60 punti luce e che ogni punto luce costa circa 50€, il costo medio è di 3000 euro, in cui sono inclusi la manodopera e i materiali necessari per la realizzazione del punto luce. 

Bisogna calcolare a parte l’eventuale montaggio di faretti, lampade, lampadari e luci al LED.

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