Gli ingegneri e architetti italiani guadagnano circa 10 mila euro in meno rispetto ai colleghi europei!

Presentato a Roma il Rapporto della Fondazione Inarcassa “Ingegneri e architetti italiani nella crisi: Welfare State, riconoscimento della professione ...

Corsi Crediti Ingegneri

Valuta questo articolo

Gli ingegneri e architetti italiani guadagnano circa 10 mila euro in meno rispetto ai colleghi europei! Totale 5.00 / 5 4 Voti

Crisi economica, contrazione dei consumi, abolizione delle Tariffe Professionali, la situazione di ingegneri e architetti italiani sembra essere sempre più nera. Almeno a leggere il recente report stilato dalla Fondazione Inarcassa. Una serie di concause generali e specifiche che hanno avuto un forte impatto sul lavoro indipendente e sui liberi professionisti italiani operanti nel vasto mondo dell’edilizia. Una nicchia professionale, spesso vessata da tasse e imposte, che nel nostro Paese rappresenta un quarto degli occupati. Una quota, ancorché in decrescita, decisamente più elevata della media europea. A farne le spese secondo i dati Adepp, è il reddito dei professionisti autonomi, diminuito tra il 2007 e il 2014 di oltre il 18%, e in particolare risulta in caduta libera il reddito di ingegneri e architetti italiani.

Questo il quadro generico emerso negli ultimi anni e che la Fondazione Inarcassa ha voluto approfondire attraverso uno studio realizzato dalla Fondazione EYU che ci rende una fotografia del mondo degli ingegneri e architetti italiani decisamente a tinte fosche.

Come evidenziano molte indagini, sul lavoro autonomo e professionale si sono scaricati in questi anni diversi fattori di criticità. Alcuni di essi hanno a che fare con il deterioramento costante del terziario avanzato, in Italia non solo di ridotte dimensioni ma addirittura in decrescita negli anni della crisi, un dato questo in controtendenza rispetto alla gran parte dei paesi europei, pur al netto delle perdite occupazionali fatte registrare. Altre criticità riguardano invece le condizioni di esercizio della professione e la fruizione dei dispositivi di protezione sociale in un contesto segnato da problematiche sociali prima scarsamente o solo parzialmente avvertite dal mondo delle professioni.

In questo quadro si intrecciano tra loro diverse problematiche che l’indagine della Fondazione EYU ha approfondito intorno a due dimensioni di analisi principali:

  • il problema del riconoscimento professionale e della valorizzazione della professione in Italia date le condizioni attuali di grave peggioramento dei settori produttivi collegati all’edilizia, ai lavori pubblici e alle trasformazioni urbane e dumping interno alla stessa professione;

  • il problema dell’accesso e fruizione dei benefici sociali alla luce delle trasformazioni che hanno riguardato negli ultimi anni il sistema di welfare italiano e al suo interno il rapporto tra lavoro autonomo e lavoro dipendente.

Nella prima parte della ricerca sono stati posti al centro dell’analisi i problemi che riguardano oggi la professione di architetti e ingegneri italiani, sia dal punto di vista del riconoscimento professionale, sia rispetto al restringersi degli spazi per l’esercizio della professione in un mercato da un lato sottoposto a crescenti tensioni competitive, dall’altro gravato di problematiche riguardanti la frammentazione della legislazione nazionale e regionale in materia di lavori e opere pubbliche, appalti pubblici, riqualificazioni urbanistiche e trasformazioni del territorio.

Il Rapporto EYU che porta il titolo “Ingegneri e architetti italiani nella crisi: riconoscimento della professione, welfare, contrasto al dumping e qualificazione del lavoro”, è stato presentato durante un incontro privato presso la Camera di Commercio di Roma alla presenza, tra gli altri, di: Maurizio Sacconi, Presidente Commissione Lavoro e Previdenza Sociale al Senato; Tiziano Treu, già Ministro del Lavoro; Annamaria Parente, Membro Commissione Lavoro al Senato; Bruno Brusacca, Capo segreteria tecnica del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Marco Leonardi, Consigliere economico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Un rapporto che definisce la situazioni dei liberi professionisti tecnici italiani come “emblematica”. In Italia il settore delle costruzioni, da sempre ritenuto strategico per il Paese, è anche il settore che ha perso il maggior numero di occupati durante la crisi (-24,4%). Un risultato sconfortante, paragonabile solo a quello conseguito dai vicini spagnoli. E’ chiaro ed evidente che le cause sono state molteplici, a cominciare dalla contrazione dei consumi interni, per passare all’indebitamento sia da parte dei privati sia da parte delle PA.

In Italia il crollo degli investimenti per la progettazione è stato poi del 71% tra il 2006 e il 2015 . Un dato a dir poco sconcertante se si pensa che, rispetto all’Europa, in Italia vi è, in assoluto, il più alto numero di architetti (oltre 150.000). Una situazione che ha impattato inevitabilmente sulle prestazioni offerte, sempre più legate ad adempimenti tecnico-burocratici e sempre meno agli aspetti propri dell’architettura.

Ma se gli Architetti piangono gli ingegneri sicuramente non possono ridere. Anche agli ingegneri infatti le cose non sembrano essere andate meglio. Infatti, nel 2013, il calo dei fatturati è stato del 4,1% per gli iscritti a Inarcassa e del 13,6% per le società di ingegneria. A pesare sui conti di questi professionisti sono stati anche i ritardi nei pagamenti. Basti pensare che, sempre nel 2013, la percentuale di architetti con crediti residui si è attestata al 68% (+6% rispetto al 2012). Addirittura nel 2015 i giorni necessari per vedersi saldare una fattura da parte della PA sono arrivati a 141, portando il 31% dei professionisti a indebitarsi con banche e fornitori.

In questo panorama, assolutamente negativo, architetti e ingegneri italiani, con la proverbiale creatività e fantasia, cercano di superare il profondo malessere attraverso la creazione di co-working, di nuove forme aggregative e piani di espansione dell’attività professionale all’estero. Questa difficile trasformazione deve essere, però, adeguatamente supportata.

“In questo quadro, il Jobs Act per gli autonomi è certamente sintomo di una nuova attenzione riservata dal Governo al mondo delle partite iva e delle professioni ordinistiche” ha affermato Andrea Tomasi Presidente Fondazione inarcassa “con la finalità di tutelare il lavoro autonomo al fine di riaffermarne la dignità e l’importanza anche per l’economia nazionale. Esso rappresenta anche un primo tassello per la creazione di opportunità di lavoro e per lo sviluppo di filiere produttive nel settore delle costruzioni, con riferimento al quale ci aspettiamo che il nuovo codice degli appalti pubblici dia un’effettiva spinta al processo di semplificazione e al riconoscimento del fondamentale ruolo della qualità architettonica, riaffermando così la centralità della progettazione che si è persa in questi anni”.

Corsi Crediti Ingegneri
Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.