Tasse sulla casa: come sono cambiate negli anni

Nei giorni in cui è prevista la presentazione in Parlamento del disegno di legge di bilancio, Confedilizia fa il punto sulle tasse sulla casa e sulle maggiori urgenze del settore.

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Gettito fiscale proveniente dalle tasse sugli immobili

Il gettito dei tributi gravanti sul comparto immobiliare stimato dalla Confederazione dell’edilizia è pari a 50,8 miliardi di euro, ripartiti in:

  • 9,2 di tributi reddituali (Irpef, Ires, cedolare secca);
  • 22 di tributi patrimoniali (Imu, Tasi);
  • 9 di tributi indiretti sui trasferimenti (Iva, imposta di registro, imposta di bollo, imposte ipotecarie e catastali, imposta sulle successioni e donazioni);
  • 1 di tributi indiretti sulle locazioni (imposta di registro, imposta di bollo);
  • 9,6 di altri tributi (Tari, tributo provinciale per l’ambiente, contributi ai Consorzi di bonifica).

Tra queste voci l’attenzione deve ricadere in particolare sulla tassazione patrimoniale che, con Imu e Tasi, nonostante l’eliminazione dell’imposta sulla “prima casa”, rappresenta un carico pari quasi a circa il 150% di quello che era dato dall’Ici, in vigore fino al 2011.

Il quadro che ci viene fornito da Confedilizia ribadisce l’esigenza di abbassare le tasse sulla casa e indica alcuni interventi specifici mirati ad attenuare le conseguenze più gravi prodotte da questo eccesso di imposizione. Gli interventi avrebbero un onere per l’Erario di circa 700 milioni di euro, corrispondenti a poco più dell’1% del gettito totale dei tributi gravanti sul settore immobiliare.

Misure proposte da Confedilizia

Le misure proposte da Confedilizia per modificare il peso delle tasse sulla casa sono le seguenti:

  • introduzione di una cedolare secca per le locazioni commerciali, con avvio sperimentale per nuove attività aperte in locali sfitti o per i “negozi di vicinato”;
  • equiparazione del trattamento fiscale dei canoni di locazione abitativi e non abitativi non percepiti;
  • previsione di un limite del 4 per mille alla somma delle aliquote Imu-Tasi per i contratti di locazione a canone calmierato (“concordati” e per studenti universitari);
  • proroga per un quadriennio della cedolare secca al 10 per cento per i contratti di locazione a canone calmierato;
  • ripristino della deduzione Irpef del 15 per cento per i redditi da locazione;
  • soppressione dell’Irpef sugli immobili non locati.

Le conseguenze per l’economia

Appare evidente dunque che il settore immobiliare è appesantito da un macigno fiscale, soprattutto di tipo patrimoniale, che va a ripercuotersi su tutte le tipologie di immobili: i locati, le abitazioni sfitte, le case di villeggiatura, le abitazioni ereditate e lasciate deperire per mancanza di risorse, le unità collabenti. Questo macigno continua a determinare conseguenze disastrose per l’economia: da un lato impoverisce le famiglie e comprime i consumi, dall’altro deprime il Pil, condizionando anche l’occupazione, strozzando il commercio e impedendo l’accesso alle abitazione da parte dei soggetti più deboli.

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