Il gas Radon funziona come tracciante dell’attività eruttiva dell’Etna

I processi che influenzano la presenza del gas Radon rilevato dalla stazione di monitoraggio situata in prossimità della cima dell’Etna.

Corso il radon negli edifici

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I processi che influenzano la presenza del gas radon rilevato dalla stazione di monitoraggio vicina alla cima dell’Etna.

Gas pulse, rock fracturing e sloshing. Sono i processi che influenzano la presenza del gas radon rilevato dalla stazione di monitoraggio situata in prossimità della cima dell’Etna e che aiutano a comprendere come funziona il vulcano.

“Il gas Radon all’Etna funziona come tracciante dell’attività eruttiva e, in qualche caso, anche di quella tettonica.” (Marco Neri, primo ricercatore dell’INGV-Osservatorio Etneo)

Lo ha dimostrato lo studio condotto da alcuni ricercatori dell’INGV-OE – sezione di Catania, Osservatorio Etneo -, tra cui Marco Neri e Susanna Falsaperla, e che è stato appena pubblicato sulla rivista Geochemistry, Geophysics, Geosystems dell’American Geophysical Union.

L’Etna: laboratorio naturale per lo studio del gas radon

L’Etna è uno dei vulcani più attivi al mondo, erutta con frequenza elevata – soprattutto nel corso degli ultimi decenni – e cambia aspetto con rapidità. Essendo un vulcano in larga parte antropizzato, il suo monitoraggio ha un’alta valenza sociale. La fitta rete di strade, facilmente percorribili fino alle quote più elevate, permette di accedere alla sommità in tempi brevi e di rendere l’Etna un laboratorio naturale a cielo aperto, dove gli scienziati possono installare e testare reti di strumenti di monitoraggio e sorveglianza sempre più fitte, sofisticate ed efficienti.

L’analisi del gas radon vicino alla cima del vulcano

Negli ultimi anni, sull’Etna si analizza anche il gas radon – un gas radioattivo naturale che proviene dal sottosuolo – che da alcuni è considerato un precursore di terremoti, anche se ci sono ancora tanti dubbi e scetticismi da parte di molti membri della comunità scientifica.

Per capire a fondo i fenomeni tettonici, occorre confrontare il gas radon con tutti gli altri dati che vengono prodotti ogni giorno dalle sosfisticate reti strumentali dell’INGV-OE, potenziate durante più di quarant’anni di attività di monitoraggio e sorveglianza.Susanna Falsaperla, primo ricercatore dell’INGV-OE e primo autore della pubblicazione sulla rivista americana, spiega che l’analisi dell’attività vulcanica dell’Etna è durata da gennaio 2008 a luglio 2009 e ha permesso di analizzare “sciami sismici, fratturazioni superficiali del suolo, una vigorosa fontana di lava e, infine, una lunga eruzione durata ben 419 giorni”.

Gas radon sull’Etna: le cause

Durante i diciannove mesi di analisi è stato possibile rilevare una forte concentrazione del gas radon tramite una stazione posta vicino alla cima dell’Etna – a circa 3000 metri di quota – nella località di “Torre del Filosofo”, ormai sepolta sotto metri di colate laviche che si sono susseguite dal 2013 in avanti e ne hanno completamente cambiato la fisionomia.

Marco Neri, primo ricercatore dell’INGV-Osservatorio Etneo, aggiunge che la presenza del gas radon è dovuta a due processi diversi:

  • gas pulse:risalita dei magmi nel condotto centrale del vulcano” attraverso pulsioni di gas, ovvero incrementi di gas radon
  • rock fracturing: rottura della roccia dovuta a un terremoto o uno sciame sismico

A queste due cause va aggiunto lo sloshing, come sottolinea Susanna Falsaperla. Lo sloshing, o “sciabordare”, consiste nel “movimento oscillatorio” provocato dallo “scuotimento della roccia, indotto da uno sciame sismico” di terremoti, anche di piccola entità, che possono avvenire anche a molti chilometri di distanza.

L’Etna, infatti, è perennemente in un equilibrio precario: anche un fenomeno piccolo che accade, ad esempio, sul fianco nord, può fare sentire i suoi effetti sul versante opposto, come una sorta di “effetto farfalla”.

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