Dalle tariffe professionali ai parametri di riferimento: come determinare il compenso di un professionista?

Qual è l’oggetto dell’incarico e qual è il giusto compenso? In assenza delle tariffe professionali, Damiano apre ai parametri di riferimento

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Il Presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli, intervenuto in rappresentanza della Rete delle Professioni Tecniche, ha definito un “passo importante” il Jobs act degli autonomi. E’ avvenuto durante l’audizione nella XI Commissione Lavoro alla Camera dei Deputati che sta esaminando il Disegno di legge sul lavoro autonomo ed agile già varato dai senatori nel novembre dello scorso anno, e in cui sembra che saranno approfondite le tematiche relative al passaggio da tariffe professionali a parametri di riferimento.

Per l’atteso Ddl sul lavoro autonomo che interessa oltre 2 milioni di liberi professionisti e partite IVA è giunta la ripresa della discussione parlamentare. L’audizione che si è tenuta alla Camera dei Deputati ha visto il Presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli intervenire nella qualità di Consigliere della Rete delle Professioni Tecniche. Sull’importante riforma incentrata su 4 cardini principali:

  • spese per la formazione

  • maternità e malattia

  • pagamenti e clausole abusive

  • avoro subordinato.

“Riteniamo che questo disegno di legge” ha affermato Maurizio Savoncelli presidente CNGeGL e consigliere della Rete delle Professioni Tecniche “sia un punto di partenza molto importante. Per la prima volta, il libero professionista viene considerato, a tutti gli effetti, una risorsa per la quale prevedere garanzie, tutele e strumenti. In sintesi: le misure necessarie affinché i professionisti possano assicurare il proprio ruolo, in particolare quelli che appartengono all’area tecnica, che devono necessariamente investire in aggiornamento formativo e in dotazioni tecnologiche, per restare al passo con i tempi e offrire un ottimo servizio al Committente sia pubblico sia privato.

“A questo proposito” continua Savoncelli “va ricordato che le professioni ordinistiche e tecniche hanno già fatto molto. In occasione della riforma delle libere professioni (Legge 148/2011 e Dpr di attuazione 137/2012), infatti, sono state ampiamente rispettate le richieste normative introdotte (formazione continua, distinzione tra azione disciplinare e azione amministrativa, l’assicurazione obbligatoria, l’abolizione delle tariffe minime).

A questa considerazione, si aggiunge poi un’ulteriore riflessione. L’economia attuale è caratterizzata da un’evolversi molto alto delle figure professionali e, in una struttura statalista oggi connotata invece da avvicendamenti molti lenti, le categorie professionali tecniche, possono offrire l’inserimento professionale e uno sbocco lavorativo a molti giovani che, in un momento difficile come questo, hanno bisogno di essere sostenuti e incentivati nell’avvio di un percorso professionale in proprio.

“E’ opportuno precisare che nel documento approvato al Senato sono già state recepite alcune misure che avevamo chiesto, di intesa anche con gli altri organismi professionali. A ciò aggiungiamo l’equiparazione dei liberi professionisti alle PMI per l’accesso ai fondi europei, benché le Regioni debbano ancora fare molto affinché siano inserite le misure dedicate alle libere professioni nella programmazione strutturale. Resta un problema di carattere fiscale e di approccio relativo alle STP (Società tecnico-professionali). Un aspetto sostanziale da cui non è più possibile prescindere perché l’approccio interdisciplinare consente il raggiungimento del miglior risultato, laddove, l’attività da svolgere si rivela così complessa, al punto da richiedere una profonda sinergia tra le diverse figure interessate. Tant’è che due giorni fa, nell’ordinanza del Commissario governativo Vasco Errani, è stata incentivata proprio l’aggregazione professionale, così come è stato promosso l’inserimento nei gruppi di lavoro dei giovani, che possono dare prosecuzione al sapere e all’esperienza. Nel documento che abbiamo presentato, e che riporta in dettaglio l’analisi delle proposte fatte e accolte, nonché delle ulteriori proposte, mettiamo in evidenza anche un altro punto molto importante”.

“Si tratta dei parametri di riferimento in assenza delle tariffe professionali obbligatorie. Una lacuna che si traduce in una mancanza di tutela, non solo per il professionista, ma soprattutto per il cittadino. Molto spesso oggi non c’è la corretta conoscenza di cosa vuol dire svolgere una prestazione; se a ciò si aggiunge la mancanza di una tariffa, un parametro, un riferimento abbinato ad uno standard di qualità, il cittadino non può avere una chiara contezza per decidere e capire. Analogamente a quanto avviene nei lavori pubblici e nelle attività giudiziarie, i parametri di riferimento sono necessari. Nella messa a punto dell’impianto normativo è fondamentale che ci siano dei riferimenti chiari a dei parametri e a degli standard di qualità perché la comparazione di alcune prestazioni e offerte siano fatte a parità di misure e sulla base di solidi documenti. Il nostro obiettivo è rendere edotto chi deve conferire un incarico. Qual è l’oggetto dell’incarico e qual è il giusto compenso. Nei lavori pubblici c’è un capitolato d’appalto e una gara, e la stazione sa perfettamente cosa sta appaltando; anche per i privati è importante che ci sia una chiara ed evidente connotazione tra ciò che si chiede e ciò che si sta pagando. Il cittadino non riesce a cogliere se quello che gli viene chiesto è poco, troppo o congruo, rispetto all’attività svolta”.

“Concludendo, infine, vorrei accennare rapidamente al principio di sussidiarietà. Il nostro è un Paese in cui lo Stato ha sempre basato il proprio ruolo sul sistema autorizzativo. Ciò non è più possibile. Sono ormai maturate le condizioni per poter fare un passaggio in più e stabilire quei ruoli fondamentali di indirizzo e programmazione che possono essere demandati ai professionisti, consentendo loro di eseguire la funzione di ‘cerniera’ nelle attività autorizzative. Come esponenti dell’area tecnica ne svolgiamo già tantissime: dalla prevenzione incendi, all’asseverazione per la parte urbanistica, agli aggiornamenti catastali per via telematica. L’applicazione di questo principio permetterebbe allo Stato di svolgere con tempismo l’azione di controllo, spesso venuta meno sia per mancanza di risorse economiche, sia per una dispersione delle energie operative, polverizzate nelle diverse fasi autorizzative e di programmazione”.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.