Categorie catastali degli immobili: quali sono e a cosa servono

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Le categorie catastali sono parametri precisi che consentono di definire la rendita di un determinato immobile e di quantificare le tasse a seconda della categoria di appartenenza.

Classificazione degli immobili

Quando parliamo di classificazione degli immobili facciamo riferimento a informazioni codificate che permettono di identificare la destinazione d’uso di un immobile urbano. Per farlo si ricorre a una tabella generale, suddivisa in cinque gruppi possibili, ciascuno identificato con una lettera (A, B, C, D, E).

L’uso delle categorie catastali non è una cosa recente ma si riferiscono al Regio Decreto Legge n. 652 del 13 Aprile 1939, dal quale prende forma anche il Nuovo Catasto Edilizio Urbano (NCEU), volto a migliorare la classificazione degli immobili e assicurando una lettura più semplice per ogni destinazione d’uso.

Da quel momento in poi prendono vita le categorie catastali, determinando una vera e propria rivoluzione in particolar modo dal punto di vista amministrativo. Grazie a questa suddivisione è possibile definire in modo facile e intuitivo la rendita catastale di ogni immobile, per calcolare le imposte e le tasse connesse alla proprietà, come ad esempio l’imposta di successione e l’IMU.

Oggi le categorie sono considerate uno strumento di lavoro importante che agevolano il lavoro dei tecnici e velocizza le operazioni di calcolo anche quando si utilizzano software specifici.

Quali sono i gruppi catastali

Ogni immobile, in base alle caratteristiche, corrisponde a un gruppo specifico che determina tra le tante informazioni anche la rendita catastale e la destinazione d’uso. Le cinque classi sono:

  1. categoria catastale A: immobili residenziali e uffici (ad esempio abitazioni signorili, appartamenti a uso civile, immobili di dimensioni ridotte, abitazioni popolari, unità rurali, uffici privati, rifugi di montagna, etc.);
  2. categoria catastale B: immobili dedicati a funzioni pubbliche (come ad esempio collegi, conventi, ricoveri, ospedali, case di cura, prigioni, laboratori, scuole, biblioteche, musei, accademie, gallerie, oratori, etc.);
  3. categoria catastale C: immobili commerciali o pertinenze (come ad esempio negozi, botteghe, fabbricati destinati all’attività sportiva, stabilimenti termali e balneari, stalle, scuderie, etc.);
  4. categoria catastale D: immobili commerciali di tipo speciale o con funzioni industriali (alberghi, pensioni, teatri, case di cura, banche, fabbricati per attività commerciali, immobili agricoli, etc.);
  5. categoria catastale E: immobili di interesse collettivo (ad esempio stazioni marittime e aeroportuali, ponti, fabbricati e recinzioni pubbliche speciali, torri, semafori, fari, costruzioni all’interno dei cimiteri ad eccezione di sepolcri e tombe di famiglia).

Oltre alle cinque categorie ne esiste una sesta, la categoria catastale F, usata per indicare le entità urbane che non producono reddito e non vengono rappresentate da una planimetria catastale. Questi immobili sono dotati esclusivamente di un elaborato planimetrico.

Con la circolare n. 18/E/2017, l’Agenzia delle Entrate ha voluto istituire una nuova categoria, la F7, rivolta alle infrastrutture TLC ovvero immobili destinati a ospitare fibra ottica e banda larga.

Il nuovo catasto edilizio urbano vuole dare una visione aggiornata e attuale degli immobili, cercando di includere tutte le tipologie presenti sul territorio.

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