Pubblicità bandi concorsi pubblici di gara sui quotidiani, OICE: non sia chi vince la gara a pagarla perché è onere della P.A.

Scicolone: indigna il fatto che le spese di pubblicazione, anche con l’ultimo decreto del MIT, debbano ricadere sugli aggiudicatari delle gare e per giunta, perentoriamente, entro 60 giorni dall’aggiudicazione della gara

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Sulle polemiche di questi ultimi giorni, che hanno visto contrapposti la Federazione degli editori e il Sottosegretario all’editoria Sen. Vito Crimi, in merito all’obbligo di pubblicazione dei bandi concorsi pubblici sui giornali, interviene l’OICE, l’Associazione delle società di ingegneria e di architettura aderente a Confindustria, che riunisce poco meno di 400 società con oltre 17.000 addetti e un fatturato di 2,4 miliardi di euro, che già più volte aveva segnalato al legislatore la questione.

Per Gabriele Scicolone, Presidente dell’OICE, la questione va posta in termini diversi: “Non è tanto se sia o meno opportuno l’obbligo di pubblicazione dei bandi concorsi pubblici sui giornali ad indignare da anni l’OICE, quanto il fatto che le spese di pubblicazione, anche con l’ultimo decreto del MIT, debbano ricadere sugli aggiudicatari delle gare e per giunta, perentoriamente, entro 60 giorni dall’aggiudicazione della gara. Non si capisce perché tale onere debba essere richiesto agli operatori economici che versano le tasse per il funzionamento della macchina pubblica.”

Per l’OICE non è assolutamente condivisibile la ratio della scelta del legislatore: “E’ incomprensibile il motivo – soltanto in Italia – per cui questa spesa, che deve essere a carico di chi bandisce la gara, come ogni altro onere di preparazione della gara, deve poi essere ignominiosamente rimborsata dall’aggiudicatario. Tra l’altro, almeno nel settore dei servizi di ingegneria e architettura, entro 60 giorni dall’aggiudicazione di una gara l’aggiudicatario, spessissimo, non ha neanche iniziato le attività e quindi la fatturazione. Il risultato è che il progettista si trova a pagare “a sbalzo” dei soldi per la sola ragione di aver vinto una gara, senza avere incassato – come si diceva una volta – una lira! Abbiamo qualche caso in cui la stazione appaltante ammette anche un pagamento per stati di avanzamento dei lavori, ma si tratta di eccezioni.”

L’Associazione delle società di ingegneria e architettura evidenzia poi un altro aspetto: “Occorre infine considerare – conclude Scicolone – che spesso, e specialmente per i bandi più piccoli, l’onere del rimborso è di qualche punto percentuale dell’appalto, ossia quasi – di questi tempi – pari all’utile di impresa di chi ha vinto la gara. Come a dire: chi vince la gara, deve riversare il proprio utile a coprire delle spese della stazione appaltante ed anche in anticipo rispetto a quando maturerà tale utile! Se non è vessazione questa! In definitiva la questione non dovrebbe essere se sia giusto pubblicare i bandi sui giornali, quanto il perché debba essere il vincitore dell’appalto a sostenerne l’onere del costo”.

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