Rigenerazione del territorio e riuso urbano, la parola al Presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli

Tutti i piani regolatori devono essere ispirati al recupero e alla rigenerazione del territorio e riuso urbano e non alle nuove costruzioni

Riuso Urbano

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“Per il nostro Paese è un momento cruciale. Le esigenze di carattere urbanistico e ambientale devono convivere con l’obiettivo di zero consumo del territorio da oggi al 2050. Tutti i piani regolatori devono essere ispirati al recupero e alla rigenerazione del territorio e riuso urbano e non alle nuove costruzioni”. Così, in un’intervista il Presidente CNGeGL Maurizio Savoncelli fa il punto sulla rigenerazione del territorio

L’importanza della riqualificazione energetica degli edifici e la necessità di adottare misure antisismiche da qualche tempo oramai sono temi sui quali si sono accesi i riflettori. Ed è questa la strada che bisogna percorrere. In particolare, la grande sfida del futuro è rappresentata dalla rigenerazione del territorio. A spiegare il perché a idealista news è il presidente del Consiglio nazionale dei geometri e geometri laureati (CNGeGL), Maurizio Savoncelli, che ha affermato: “Tutti i piani regolatori devono essere ispirati al recupero e alla rigenerazione, non alle nuove costruzioni”.

Quanto è importante adottare misure antisismiche e quanto è importante la riqualificazione energetica degli edifici?

“Nella gestione degli immobili è sempre più importante una politica mirata a un monitoraggio delle condizioni di stabilità e di rendimento energetico. Il punto di unione tra i due temi è identificato nella qualità del costruito. Il nostro Paese presenta una qualità dell’edificato prevalentemente scarsa, perché risalente per la maggior parte ad epoche oramai abbastanza lontane. Noi abbiamo una quantità di immobili che nasce addirittura tra la fine dell’800 e i primi del ‘900, con metodologie e materiali dal punto di vista tecnologico e della ricerca molto datati. Poi abbiamo una grande quantità di costruito che risale all’immediato Dopoguerra, periodo nel quale si costruiva con i cosiddetti materiali di recupero. All’epoca non c’era possibilità di fare ricerca e innovazione, c’era solo il recupero di quello che si trovava e ciò ha determinato scarsa qualità del costruito con conseguente scarsa qualità di sicurezza. C’è poi stato un periodo di grande espansione, il cosiddetto boom economico, durante il quale il nostro Paese ha registrato una grande quantità di costruzioni. All’epoca, però, non c’era ancora una sensibilità e soprattutto una normativa antisismica. La prima legge sulla normativa sismica del nostro Paese è la numero 64 del 1974. Fra l’immediato Dopoguerra e il 1974 si è costruito in assenza di una normativa sismica. In più, dal punto di vista energetico, non c’era la minima conoscenza di quelle che erano le trasmittanze e le emissioni. Entrando in una scuola degli Anni ’70, ad esempio, si trovano finestre molto grandi, lucernari, coperture piane, cioè tutta una serie di caratteristiche che portano inevitabilmente a un’elevata dispersione.

Quello attuale è un momento cruciale per il nostro Paese. Dobbiamo far convivere l’esigenza di carattere urbanistico e ambientale con l’obiettivo di zero consumo del territorio da qui al 2050. Tutti i piani regolatori devono essere ispirati al recupero e alla rigenerazione, non alle nuove costruzioni. E’ ovvio che, se non si costruisce più il nuovo, si deve rigenerare. Questo spesso vuol dire anche demolire e ricostruire in qualità laddove i fabbricati esistenti non consentono interventi di messa in sicurezza sismica e di adeguamento energetico”.

Come è possibile?

“Per fare questo ci vogliono gli opportuni strumenti. Non è sufficiente aver maturato una mentalità adeguata, non è sufficiente avere degli input di carattere politico, non è sufficiente avere una maggiore sensibilità, ci vogliono anche gli incentivi dal punto di vista fiscale. In tal senso, la legge di Bilancio 2017 ha introdotto elementi innovativi richiesti da coloro i quali operano nel mondo delle costruzioni, elementi innovativi che sono rappresentati da misure e incentivi fiscali spalmabili in un arco temporale maggiore. Ricordiamo che il primo provvedimento inerente gli incentivi fiscali risale al 1999 ed era il cosiddetto 41%: eseguendo un intervento di ristrutturazione si poteva usufruire dell’incentivo fiscale del 41% sull’importo che si andava a realizzare, decurtabile in 10 anni. Questo 41% si è poi abbassato al 36% e poi è andato al 50%. Con la legge di Bilancio 2017 sono state introdotte alcune novità: la più significativa è una misura che si protrae fino al 2021, questo perché la metà degli italiani vivono in fabbricati condominiali e di conseguenza la scadenza temporale di un anno è un termine assolutamente improponibile, in un anno in un condominio non si riesce forse neppure a fare l’assemblea e a deliberare l’intervento. In un arco temporale di cinque anni – laddove ci siano le condizioni, le sensibilità e le figure professionali che sanno come operare – si può fare anche un intervento integrato dal punto di vista sismico e della riqualificazione energetica. Le misure introdotte dal 2017 in avanti prevedono addirittura dal punto di vista sismico una maggiore percentuale dell’incentivo fiscale, che arriva all’85% dell’intervento, con un tetto di 96.000 euro per ogni unità immobiliare, nel caso in cui l’intervento vada a migliorare la classificazione sismica di una o due classi.

Un’altra novità importante è la cessione del credito. In un condominio non tutti magari hanno interesse all’incentivo fiscale. Grazie alla cessione del credito, il condomino che non ha interesse all’incentivo fiscale può cedere il credito d’imposta al vicino di casa interessato, all’impresa che realizza l’intervento e l’incapiente può cedere il credito anche a una banca. Una cosa veramente innovativa che riguarda i condomini, ma anche le unità immobiliari autonome. Oggi si ha una sensibilità e si ha un approccio più maturo. C’è una filiera del mondo delle costruzioni – geometri, ingegneri, architetti, costruttori, amministratori – la quale ha capito che non si può più pensare all’espansione territoriale degli Anni ’70 e ’80, ma si deve pensare a rigenerare il territorio. Spesso e volentieri, rigenerare il territorio vuol dire, cogliendo l’occasione degli incentivi fiscali, anche riordinare quei quartieri, quegli isolati, quei borghi, quegli aggregati, costruiti in modo un po’ disordinato. Mettendo a sistema incentivi pubblici, attività delle amministrazioni e incentivo fiscale che possa consentire ai privati cittadini di intervenire sui propri fabbricati, forse è possibile rimettere un po’ in ordine anche tutti quei territori nati in modo disordinato, in assenza di normativa”.

Cos’altro sarebbe necessario?

“L’epoca in cui viviamo è particolare, è un’occasione, c’è una responsabilità. Lo Stato italiano spende tutti gli anni 3 miliardi di euro per le emergenze, si potrebbero utilizzare queste risorse a beneficio della prevenzione. Un tema molto importante è quello della classificazione sismica degli immobili. Il cittadino che acquista un immobile, oltre a sapere come è accatastato, quando è stato costruito e oltre a ricevere l’attestato di prestazione energetica, dovrebbe avere un’informazione che riguarda la sicurezza.

Oggi quando si compra una casa non si guarda il grado di sicurezza, deve invece maturare la consapevolezza che un immobile in classe G dal punto di vista sismico ed energetico deve valere per forza di meno di un immobile in classe A o A+. Esistono già agevolazioni fiscali per i costruttori che realizzano e vendono immobili in classe A”.

Il terreno è fertile per parlare di rigenerazione?

“In questo periodo i costruttori hanno maturato la sensibilità della rigenerazione. E’ necessario recuperare tutto ciò che abbiamo. Il nostro patrimonio è talmente bello e prezioso che deve essere riqualificato e rigenerato. Spesso tra i problemi si cita la burocrazia, ma in questi ultimi anni sono stati fatti sforzi per semplificare. Un grande problema, invece, è rappresentato dal conflitto tra gli enti, un caso tipico è quello della Sovrintendenza. Un esempio è quanto accaduto a Norcia, dove a crollare sono state le basiliche: il tema del vincolo culturale ha prevalso sul tema della sicurezza”.

Manca una visione a lungo termine da parte della politica e c’è scarsa coscienza tra la cittadinanza?

“In tempi non sospetti ho parlato di un piano straordinario. Nel Dopoguerra, per far fronte all’esigenza di dare una casa a tutti coloro che avevano avuto la propria abitazione distrutta, è nato un piano straordinario che ha preso il nome da Amintore Fanfani. Il piano Fanfani è stato quel piano grazie al quale sono stati costruiti interi quartieri e grazie al quale nei primi Anni ’60 molti cittadini italiani ancora sfollati hanno avuto una casa. C’è bisogno proprio di questo. Ci vuole un piano nazionale straordinario, dove si mettano a disposizione le risorse e che abbia lo spirito anche di rigenerare i territori. L’azione pubblica deve essere mirata a quelle che sono le opere pubbliche e il cittadino con gli incentivi fiscali e con qualche contributo mirato nelle zone ad alto rischio sismico deve poter mettere in sicurezza i fabbricati. C’è bisogno poi di lavorare sulla consapevolezza, sulla cultura, che deve iniziare dalla scuola, deve passare poi dai media, da una campagna di informazione mirata. E’ necessaria la consapevolezza, che è figlia della cultura e della conoscenza”.

Ci sono i margini perché ciò avvenga?

“Se ognuno fa la propria parte, sicuramente sì. Il Ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ultimamente ha mostrato grande sensibilità su questo tema, gli incentivi fiscali in questo campo sono innovativi. Penso che lavorando bene tutti insieme si possa fare tanto. Conto molto sulle sinergie”.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.