Barriere antiterrorismo in cemento? Meglio progettare barriere verdi e utilizzare gli alberi!

Secondo Boeri, invece che snaturare gli spazi più vitali e aperti delle nostre città riempiendoli di Barriere antiterrorismo in cemento e dispositivi di sicurezza modulari in plastica (o semplici fioriere), dovremmo contrapporre all’istinto di morte di queste belve umane la calma presenza delle piante - e in particolare delle querce.

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Città italiane sempre più blindate? Dopo gli attentati di Barcellona sono scattate a Milano e in altre città della penisola nuove, immediate misure di prevenzione contro il terrorismo. A Milano già da venerdì pomeriggio sono stati chiusi d’intesa con la Questura gli accessi al Salotto della città, in corrispondenza di via Ugo Foscolo e di via Silvio Pellico: le barriere antiterrorismo in cemento secondo la questura servono a impedire il passaggio a furgoni come quello responsabile giovedì pomeriggio dei 14 morti sulla Rambla di Barcellona. E gli interventi per alzare ancora di più il livello di sicurezza non finiscono qui. Con ogni probabilità nelle prossime settimane saranno installate altre barriere antiterrorismo in cemento.

Tutti conosciamo per averle viste più volte le barriere anti-sfondamento. Sono dei piccoli labirinti di cemento armato sistemati davanti agli edifici pubblici o alle piazze e obbligano i veicoli in arrivo a complicate manovre e soprattutto a rallentare molto la velocità. Lo scopo di queste barriere, nella loro estrema semplicità, è fondamentale: impediscono a qualunque veicolo di scagliarsi sulla folla o sugli edifici a grande velocità. Inoltre, danno il tempo alle forze dell’ordine per intervenire e eventualmente neutralizzare gli assalitori. Un metodo semplice, ma efficace e a basso costo, che infatti viene usato in tutto il mondo. E queste barriere antiterrorismo in cemento, ormai, sono parte del paesaggio urbano di qualunque grande città. Come abbiamo appena affermato, chi non le ha ancora messe, dopo gli ultimi attentati si appresta a farlo. Sono brutte, ma servono a evitare morti e feriti.

“I terroristi vogliono rinchiuderci nelle nostre case – ha scritto Stefano Boeri sulla suo profilo Facebook – sperando di costringerci a rinunciare a vivere i luoghi collettivi e gli spazi pubblici delle nostre città. Bene, io credo che alla loro follia disperata dovremmo rispondere anche con un uso accurato della bellezza naturale e del suo valore simbolico.”

Parole forti e cariche di significato quelle con cui Stefano Boeri ha voluto prendere posizione sull’opportunità o meno di rendere più sicure le nostre città installando in tutti i luoghi sensibile delle brutte ma efficaci Barriere antiterrorismo in cemento.

Secondo Boeri però, invece che snaturare gli spazi più vitali e aperti delle nostre città riempiendoli di Barriere antiterrorismo in cemento e dispositivi di sicurezza modulari in plastica (o semplici fioriere), dovremmo contrapporre all’istinto di morte di queste belve umane la calma presenza delle piante – e in particolare delle querce.

“Il mio invito ai Sindaci e ai Prefetti delle città europee – continua Boeri – è di chiamare creativi, designer, architetti, uffici tecnici, studenti, artisti a progettare dei grandi vasi- all’occorrenza riposizionabili – ciascuno ospitante un albero. Collocati agli ingressi di ogni piazza o spazio pubblico urbano, i vasi di diversa dimensione (quello standard potrebbe essere cilindrico, alto 1 metro e di diametro di 3 metri) saranno pieni della terra necessaria a ospitare le radici, il fusto e i rami di un grande albero, in modo da proteggere il passaggio dei pedoni e ridurre al minimo il rischio di omicidi di massa.“

Secondo l’architetto Stefano Boeri sarebbe sufficiente un piccolo investimento, distribuendo accuratamente le piante negli spazi più vitali e aperti delle nostre città, sarebbe possibile trasformare temporaneamente i nostri luoghi più cari in radure e boschi. Ben sapendo che un albero – diversamente da un New Jersey– non solo ci protegge, ma ci fa ombra, assorbe con le foglie i veleni dell’aria urbana, ospita la vita degli insetti e degli uccelli. In una parola, accoglie e protegge quella vita che i terroristi vogliono annientare.

Nel 1982 a Kassel in Germania, in una città ricostruita senza verde e giardini dopo essere stata rasa al suolo dai bombardamenti della seconda guerra mondiale Joesph Beuys, uno dei più grandi artisti del secolo scorso, radunò settemila pietre di basalto all’ingresso della grande mostra di arte contemporanea Documenta e, ad una ad una, le vendette per comprare settemila querce che piantò, accanto alla loro pietra, nelle piazze, nei cortili, lungo i viali di Kassel. Creando così una nuova città e realizzando grazie a migliaia di querce una metamorfosi tra il mondo minerale e il mondo della vita.

La sua lezione, secondo Boeri dovrebbe oggi ispirare gli urbanisti a combattere con la vita chi sa solo predicare la morte. Anche una sola quercia può fermare il terrore.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.