Ecobonus esteso anche a ruderi e unità collabenti

L'Ecobonus può essere utilizzato anche per gli interventi di riqualificazione energetica su ruderi e unità collabenti. La precisazione arriva in una recente circolare dell'Agenzia delle Entrate.

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L’Ecobonus può essere utilizzato anche per gli interventi di riqualificazione energetica su ruderi e unità collabenti. La precisazione arriva in una recente circolare dell’Agenzia delle Entrate. Il tema, e la richiesta di chiarimento nella direzione raggiunta, era stato posto da Uncem nello scorso autunno ai tecnici dell’Agenzia in occasione dei numerosi incontri a Roma e a Torino relativi agli accatastamenti degli edifici rurali non ancora iscritti al registro edilizio-urbano del Catasto. L’Ecobonus applicabile ai ruderi, presenti in numero molto elevato nei borghi alpini, favorisce così il recupero.

La prova dell’esistenza dell’edificio è fornita dall’iscrizione in Catasto o dalla richiesta di accatastamento e dal pagamento dell’Imu, se dovuta. Per usufruire dell’Ecobonus non conta la categoria catastale, spiega la circolare. La detrazione spetta quindi anche agli immobili rurali. Anche gli interventi realizzati sugli edifici classificati nella categoria catastale F2 (unità collabenti) possono ottenere l’Ecobonus. Pur trattandosi di una categoria riferita a fabbricati totalmente o parzialmente inagibili e non produttivi di reddito, le unità collabenti iscritte al Catasto possono essere considerate esistenti. Un’altra condizione perché le unità collabenti ottengano l’Ecobonus è che siano dotate di un impianto di riscaldamento. Non è invece necessario che l’impianto sia funzionante. È sufficiente dimostrare che l’impianto è situato negli ambienti nei quali sono effettuati gli interventi di riqualificazione energetica.

Il chiarimento arriva in seguito ad una specifica richiesta di chiarezza partita da Uncem – Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani – che qualche mese fa aveva scritto apertamente all’Agenzia delle Entrate perché riteneva eccessivamente complessa la normativa in relazione agli immobili rurali. Nella Circolare n. 7/E del 27 aprile 2018 al paragrafo relativo alle spese per interventi finalizzati al risparmio energetico, e in particolare alla sezione in cui si individuano gli edifici interessati all’agevolazione, viene specificato che lo sono tutti gli edifici, parti di edifici o unità immobiliari di qualunque categoria catastale, compresi quelli rurali.

Tra gli edifici considerati vi sono quindi anche quelli inseriti nella categoria catastale F2 che individua le “unità collibenti” dal momento che, anche se essi sono parzialmente o totalmente inagibili e non produttivi di reddito, sono considerabili come edifici esistenti in quanto già costruiti e accatastati. Perché gli interventi per il risparmio energetico di questi immobili siano però ammessi è fondamentale che il proprietario possa dimostrare che negli ambienti in cui si realizza l’intervento vi sia un impianto di riscaldamento, anche non funzionante, rispondente alle caratteristiche tecniche previste dal DLGS n. 311 del 2006.

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