Documento di regolarità contributiva, vizi italiani e le virtù della piccola impresa, Confartigianato, Cgil, Governo, Di Maio

I vizi italiani e le virtù della piccola impresa, Confartigianato propone un contratto di Governo al Ministro Di Maio, intanto il Governo sembra che stia pensando ad una modifica al Documento di regolarità contributiva

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Confartigianato ha scelto l’avveniristica struttura della Nuvola Convention Center per incontrare i rappresentanti del Governo e del Parlamento, delle Istituzioni e delle forze economiche e sociali del Paese per denunciare i vizi italiani e per rilanciare le virtù della piccola impresa artigiana, che mai come quest’anno ha fatto registrare record importanti sul fronte del lavoro e dell’economia, a cominciare da apprendistato ed export.
“Riaffermiamo ancora e sempre l’importanza dell’apprendistato come principale canale di accesso al lavoro per i giovani – ha detto Giorgio Merletti nella relazione annuale – Nel nostro Rapporto di ricerca abbiamo indicato il 2017 come l’anno dell’apprendistato. Infatti, le nuove assunzioni di giovani apprendisti sono state 273mila, in aumento del 20% rispetto al 2016. I nostri piccoli imprenditori hanno reagito alla crisi con l’innovazione e con la ricerca di nuovi mercati – ha continuato Merletti dal palco dell’Assemblea 2018 – Nel 2017 proprio i settori con la maggiore concentrazione di artigiani e piccole imprese hanno realizzato la migliore performance di sempre nelle esportazioni: ben 124 miliardi di euro. Portano nel mondo il meglio del made in Italy, ma mantengono le radici ben salde in Italia. Diversamente da quel che succede con le multinazionali nostrane, che producono all’estero e poi “esportano” beni che chiamano made in Italy”.

Risultati che le piccole imprese artigiane del Paese, in tutto 1.300.000 unità produttive, hanno raggiunto nonostante i tanti vizi di un Paese che ne limita la competitività. A cominciare dalla solita, tragica pressione fiscale, che per l’Ufficio studi di Confartigianato supera di 18,6 miliardi di euro la media europea. La via di fuga da questa palude fiscale è stata indicata dal Presidente Giorgio Merletti. “Resta tuttavia necessario fare alcuni interventi urgenti – ha denunciato Merletti – rendere possibile il riporto delle perdite per le imprese in contabilità semplificata per completare e rendere fruibile la tassazione per cassa; così come consentire la deducibilità totale dell’IMU sugli immobili strumentali. In relazione poi all’avvio della fatturazione elettronica, che chiediamo avvenga per tutti dal 1° gennaio 2019 evitando la partenza troppo frettolosa per alcune categorie dal 1° luglio 2018, vanno ridotti adempimenti onerosi, a partire dallo split payment e dal reverse charge in edilizia”.

Per non parlare dei ritardi di pagamento della pubblica amministrazione italiana, che ancora oggi rappresentano una vera e propria voragine nei bilanci di decine di migliaia di piccole imprese: 56 miliardi di euro. La compensazione diretta tra debiti e crediti, come proposto per l’ennesima volta da Confartigianato, dimezzerebbe in un colpo solo il debito dell’Italia nei confronti delle pmi.

Prima di passare la parola al Ministro del Lavoro, delle Politiche sociali e dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, il Presidente di Confartigianato, Giorgio Merletti, ha proposto un contratto all’attuale Governo, guidato da Giuseppe Conte. Sette punti, semplici ed immediatamente applicabili: la modifica del Codice degli Appalti, la firma sul decreto delle nuove tariffe INAIL, la chiusura definitiva del disastroso SISTRI, la tutela della manifattura made in Italy, una tassazione reale per i giganti del web, la riduzione del costo dell’energia e la valorizzazione delle piccole imprese in ogni nuovo provvedimento introdotto in italiano, come da indicazioni europee.

Un contratto che il Ministro Di Maio ha firmato e sottoscritto, confermandone la bontà in ogni singolo punto. “In questo contratto in 7 punti vedo soltanto ottimi propositi – ha detto senza termini il titolare del Lavoro e dello Sviluppo economico – Dobbiamo soltanto metterci a lavoro insieme. Sono contento del fatto, che tra le altre, vengano citate due iniziative: in primo luogo, l’attuazione di alcune norme. Questo è molto importante perché noi potremmo già iniziare a lavorare insieme per attuare tutte quelle norme che reputiamo buone e che sono ferme nei cassetti dei ministeri, in attesa dei decreti attuativi. L’altro tema è quello legato ai big player del web ed è strettamente legato alla concorrenza sleale che fanno alcuni marketplace. Un’iniziativa che nasce da un semplice concetto, che ci impone delle riflessioni sull’Europa e sul nostro ruolo nella Comunità. Se nell’Unione europea esistono i paradisi fiscali, la concorrenza sarà sempre sleale tra un paese e l’altro, tra alcuni prodotti e altri”, ha poi aggiunto il Vicepremier Luigi Di Maio dal palco dell’Assemblea di Confartigianato.

Due passaggi centrali del discorso del Presidente Merletti, a difesa della produzione italiana di qualità e di un’equa tassazione in tutta Europa, che tuteli l’economia reale e non le scorciatoie create dalla finanza internazionale. A cominciare dall’annuncio dell’imminente norma che contrasti le delocalizzazioni selvagge degli ultimi anni. Una norma che il Ministro Di Maio ha annunciato insieme alla conferma di Impresa 4.0.

“Questa Impresa 4.0 non può funzionare senza l’apporto di strumenti fondamentali per il nostro sistema di istruzione e per la formazione dei nostri giovani. Quando incontro le piccole aziende che utilizzano i macchinari di Impresa 4.0 – ha ripreso Di Maio – Gli imprenditori mi dicono che il problema è reperire il personale che lavora con quei macchinari, perché se è vero che la questione è che quei macchinari hanno sostituto personale, è pur vero che ora abbiamo bisogno di collaboratori in grado di gestire queste nuove tecnologie produttive. Oggi, quegli imprenditori mi chiedono di rimettere in sesto gli istituti tecnici, che prima funzionavano e che oggi sono diventati la cenerentola dell’istruzione italiana. Questo è un impegno che prendo con voi e di cui mi farò portavoce con il Ministro Bussetti. Nel decreto dignità che verrà emanato nei prossimi giorni – ha aggiunto Di Maio – c’è un’altra norma che valorizza molto la serietà del vostro lavoro e che riguarda le delocalizzazioni. Ogni forma di aiuto statale, parlo di ogni di tipo di soldi degli italiani, degli imprenditori e dei cittadini, che finisce nelle casse di un’azienda che poi delocalizza, va recuperata per intero, magari anche con l’applicazione degli interessi, o quell’azienda dall’Italia non si muove. Questa è una forma di tutela degli interessi degli italiani e di tutto il Paese”.

Il Governo intende davvero modificare il Documento di regolarità contributiva?

“Spero di aver frainteso le affermazioni del ministro di Maio all’assemblea nazionale di Confartigianato circa l’esigenza di rimettere mano al Durc, definito dal ministro elemento di un sistema infernale”. Lo dichiara Alessandro Genovesi, segretario generale della Fillea Cgil, al termine dei lavori dell’assemblea degli artigiani.

Il Documento di regolarità contributiva “attesta se un’impresa ha regolarmente pagato i contributi all’Inps, all’Inail e, per il settore delle costruzioni, alla cassa edile, come sa bene lo stesso Di Maio, essendo l’azienda di famiglia, appunto, una piccola azienda edile.

Se il ministro – prosegue Genovesi – intende ripristinare il Documento di regolarità contributiva come era prima dell’intervento del ministro Poletti, cioè con validità a 3 mesi (e non a 6 come oggi) e specifico per cantiere (e non super generico), allora ci troverà d’accordo con lui nel contrastare i tanti abusi e il tanto lavoro grigio che ancora passa per le maglie non perfette dell’attuale Durc”.

“Se invece – prosegue -, in una pur volenterosa e condivisibile opera di semplificazione e sburocratizzazione, confonde lucciole con lanterne e vuole permettere ad imprese che non pagano i propri dipendenti, non versano i contributi, alimentano lavoro nero e grigio, non rispettano i contratti di lavoro, di poter beneficiare di incentivi pubblici o di partecipare a gare e ad appalti perché l’importante è lavorare a prescindere, diciamo subito che non siamo d’accordo”.

“Queste ricette liberiste, neanche originali, sono state proprio la causa di tanta precarietà, tanti ricatti, tanti infortuni, soprattutto nei cantieri edili” aggiunge il leader degli edili Cgil, che invita il ministro dello Sviluppo economico e del lavoro a tutelare “prima di tutto le imprese serie che pagano regolarmente stipendi e contributi – anche rateizzando il dovuto come è già previsto – e la competizione sana. Occorre evitare di confondere i diritti e le tutele dei lavoratori e della parte migliore dell’imprenditoria italiana, grande e piccola, con i famosi lacci e lacciuoli di berlusconiana memoria, che hanno portato solo a più evasione, più corruzione, più lavoro irregolare. Spero sinceramente – conclude Genovesi – che Di Maio non voglia diventare ministro del lavoro nero.”

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