Ascolto attivo e passivo: quali differenze?

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La comunicazione è un processo che coinvolge due o più persone: da un lato c’è chi manda un messaggio e dall’altro chi lo riceve. In base a come viene recepito il messaggio, possiamo considerare questo rapporto più o meno efficace. A determinare l’efficacia di un messaggio vi è l’ascolto dell’interlocutore che può essere attivo o passivo.

Che differenza c’è?

La sottile differenza tra ascoltare e sentire

L’ascolto è una fase importante, essenziale, per una buona comunicazione. In base al metodo usato per ascoltare e recepire un messaggio è possibile definire la qualità del processo di comunicazione. Che differenza c’è tra sentire e ascoltare? Possiamo pensare che non vi sia alcuna differenza eppure, nella lingua italiana, questi due verbi non possono essere considerati sinonimi.

L’ascolto è un’azione complessa e volontaria che determina una partecipazione attiva alla conversazione. Chi riceve il messaggio sceglie in modo consapevole di apprendere le informazioni ed elaborarle. Al contrario invece, sentire è un’azione involontaria, qualcosa che il nostro cervello fa senza il nostro controllo. Ad esempio, quando sentiamo la musica mentre lavoriamo o leggiamo un libro con la tv accesa. In questi contesti il cervello è in grado di recepire i suoni che provengono dall’esterno ma la nostra concentrazione è rivolta su altro, lavorare o leggere.

Questa differenza è essenziale quando si desidera approfondire e comprendere le dinamiche che caratterizzano una comunicazione attiva. Per approfondire l’argomento ti suggeriamo il nostro Corso Ascolto Attivo per imparare ad ascoltare l’interlocutore e sfruttare al meglio le informazioni ottenute.

Ascolto attivo: comprensione, rielaborazione, riformulazione e condivisione emozionale 

L’ascolto attivo è quello che permette di stabilire una relazione tra due interlocutori e consente una comunicazione efficace. Alla base ci deve essere un atteggiamento propositivo e una serie di azioni volontarie indispensabili: comprensione, rielaborazione, riformulazione e condivisione emozionale.

In questo caso l’interlocutore partecipa alla conversazione, con domande attinenti o fornendo preziosi spunti. È proprio questo l’elemento che pone i presupposti per creare empatia con la persona che abbiamo davanti. Oggi sappiamo quanto sia essenziale sviluppare questa parte ed ecco perché esistono esercizi di ascolto attivo per riuscire ad apprenderla correttamente.

Ascolto passivo: assente, frettoloso, disinteressato

Possiamo dire che l’ascolto passivo è pressoché inutile durante la comunicazione ed equivale, in qualche modo, al significato di sentire più che di ascoltare. Chi ascolta in modo passivo presenta atteggiamenti tipici facili da riconoscere. Ad esempio:

  • incalza chi parla per farlo arrivare alla conclusione del discorso velocemente;
  • ha uno sguardo distratto o assente;
  • ha fretta di trovare una soluzione al problema per concludere la conversazione;
  • commenta con opinioni proprie che non sono collegate al discorso;
  • compie altre azioni mentre gli altri parlano.

Questi atteggiamenti rendono difficile l’ascolto intenzionato alla comprensione e allo scambio di informazioni, tipici nell’ascolto attivo ed empatico.

Nelle relazioni interpersonali, soprattutto nel contesto lavorativo, ascoltare in modo attivo è essenziale per una comunicazione attiva ed efficace, nella risoluzione dei conflitti e per prevenire situazioni di fraintendimenti. La comunicazione è alla base di ogni rapporto ed ecco perché è essenziale sviluppare queste capacità, al fine di costruire relazioni di qualità.

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