Preliminare di compravendita valido anche se l’immobile presenta una copertura in eternit

La presenza di una copertura in eternit nell'edificio sottoposto a contratto preliminare di compravendita immobiliare non invalida il negozio!

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La vicenda oggetto del giudizio della Cassazione trae origine dal contratto preliminare di compravendita immobiliare stipulato nel 2004 con il quale un cittadino si impegno a vendere il proprio appartamento all’ultimo piano di un edificio e dal fatto che la copertura (scoperta avvenuta successivamente) dell’edificio era realizzata in eternit/amianto.

Investita del caso, la Corte di Appello di Milano rigettò la domanda con la quale i promissari acquirenti ebbero a chiedere la risoluzione del contratto preliminare di compravendita per inadempimento del promittente venditore. Contro la sentenza di appello però gli attori della denuncia hanno proposto ricorso in cassazione.

Ricorso che non ha trovato ascolto neppure nelle aula dell’alta corte di cassazione, tanto che in data 23 giugno la corte di cassazione ha depositato l’ordinanza n.15742/2017 che recita testualmente “la Corte territoriale ha tenuto conto della pericolosità dell’amianto in generale (in relazione all’eventualità che, per il cattivo stato di conservazione del materiale, siano rilasciate nell’ambiente fibre che possono essere inalate dall’uomo), ma l’ha esclusa nel caso specifico sulla base dell’accertamento eseguito dall’ARPA, che ha verificato l’assenza di attualità del pericolo (prescrivendo solo il monitoraggio della copertura in eternit), cosicché i giudici di appello legittimamente hanno ritenuto che l’appartamento promesso in vendita fosse attualmente idoneo ai fini abitativi e che la presenza della copertura in amianto non ne diminuisse il valore in misura tale da giustificare la risoluzione del contratto preliminare di comprevendita”.

La suprema Corte Di Cassazione ha inoltre evidenziato come “la presenza di una copertura in eternit nell’edificio di cui fa parte l’immobile promesso in vendita si pone in linea con la normativa vigente, considerato che tale materiale è stato utilizzato legittimamente ratione temporis e che l’accertamento eseguito in concreto dall’ARPA ha escluso pericoli attuali per la salute”. Il probabile deterioramento del materiale nel corso del tempo “è stato peraltro considerato dai giudici di appello, i quali hanno ritenuto che lo stesso avrebbe potuto giustificare (in luogo della risoluzione del contratto) una «modesta riduzione del prezzo», nella specie non richiesta dai promissari acquirenti”.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.