Una legge di stabilità 2017 green per rilanciare l’Italia: lo chiede Legambiente

Legambiente richiede per il 2017 una legge di stabilità 2017 green con cui creare lavoro e investimenti in innovazione e riqualificazione ambientale, senza nuove tasse

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Le proposte di Legambiente per la Legge di Bilancio 2017. Non è vero che in questa fase complicata dell’economia italiana e globale si debbano rinviare gli investimenti destinati alla ricerca, all’istruzione o all’innovazione ambientale.

Non è vero semplicemente perché nell’enorme bilancio dello Stato sono presenti enormi sprechi e vere e proprie distorsioni fiscali a danno dell’ambiente, oltre che a rendite insopportabili che impediscono una corretta gestione di beni naturali e comuni.

Se da una parte è condivisa l’idea che sia quanto mai urgente rilanciare investimenti e politiche che spingano la green economy, dall’altra parte il dibattito politico sembra ignorare che sia possibile fare ciò in tempi brevi contribuendo al rilancio dell’economia italiana. La ricetta è nota da tempo e passa per lo spostamento del peso della fiscalità dal lavoro al consumo delle risorse, e di spingere l’innovazione ambientale in tutti i settori fondamentali dell’economia italiana: dall’energia all’edilizia, dalla mobilità ai rifiuti, dall’agricoltura al turismo.

Legambiente, in vista della legge di stabilità 2017, ha messo in fila 15 proposte per rilanciare l’economia italiana in una chiave ecologica. Sono proposte che riguardano ambiti diversi, tutte semplici, fattibili e comprensibili. Se approvate permetterebbero di avviare investimenti in settori fondamentali dell’economia italiana, di cancellare rendite e privilegi contro l’ambiente non più ammissibili.

Le 15 proposte di Legambiente spiegano come sia possibile liberare risorse nei diversi settori, da investire in innovazione e riqualificazione ambientale e energetica, e di rimetterne in moto per ridurre il costo del lavoro, il debito pubblico e spingere ricerca e istruzione. Del resto è stata la stessa Ocse, nelle raccomandazioni date nei confronti dell’Italia, a sottolineare l’importanza di una riforma della fiscalità che riguardasse l’energia e l’uso delle risorse nella direzione di una crescita verde. Qui di seguito i più importanti punti delle proposte di Legambiente da inserire nella legge di stabilità 2017.

Attività estrattive. I canoni di concessione per l’attività di escavazione stabiliti dalle Regioni sono estremamente bassi (mediamente il 3,5% del prezzo di vendita) o pari a zero come in Basilicata, Sardegna e Valle D’Aosta, con regole di tutela incomplete e inadeguate che premiano rendite e illegalità . Questa situazione è alla base dei ritardi nell’utilizzo dei materiali provenienti dal riciclo ed è particolarmente iniqua considerando i guadagni realizzati con la vendita di marmi e materiali lapidei di pregio. Il settore lapideo, legato a stretto giro all’industria edilizia, in generale ha visto risultati record in questi anni, grazie alle esportazioni con un surplus commerciale di quasi 2,8 miliardi. Per questo Legambiente, propone per la Legge di Stabilità 2017, di fissare un canone minimo in tutta Italia per l’attività estrattiva con l’obiettivo di spingere il recupero e riuso dei materiali ai sensi delle direttive europee. Il canone dovrà essere pari ad almeno il 20% dei prezzi di vendita dei materiali cavati (come nel Regno Unito) e potrà essere differenziato dalle Regioni per le diverse tipologie di materiali.

Riciclo e riutilizzo dei rifiuti. Rispetto ad altri Paesi europei in Italia è ancora rilevante la quota di rifiuti smaltiti in discarica (oltre il 31% dei rifiuti urbani pari a 9,3 milioni di tonnellate). Inoltre, sempre in discarica, vengono portati ogni anno oltre 30 milioni di tonnellate di inerti.

Legambiente richiede per il 2017 una legge di stabilità 2017 green con cui creare lavoro e investimenti in innovazione e riqualificazione ambientale, senza nuove tasse

. Un grande spreco di risorse che penalizza la filiera del recupero e del riutilizzo con relativo aumento di posti di lavoro. . In visto della discussione parlamentare sulla Legge di stabilità 2017, Legambiente propone di penalizzare lo smaltimento in discarica per spingere il riciclo, come negli altri Paesi europei, aumentando il costo del conferimento in discarica (ecotassa). L’obiettivo è infatti di spingere il recupero e riuso dei materiali ai sensi delle direttive europee.

Iva su beni e prodotti a basso impatto ambientale. L’economia circolare è la direzione oggi imprescindibile per ridurre il consumo di materie prime e risorse naturali, promuoverne l’uso efficiente e sostenibile, aumentarne la competitività dei nostri sistemi produttivi. Eppure attualmente l’IVA per l’acquisto di beni e prodotti, è articolata tra il 4 e il 22% ma non prevede di differenziare tra i diversi impatti e cicli realizzativi, e dunque di premiare attraverso la fiscalità i beni e i prodotti che hanno un più basso impatto sull’ambiente. Eppure questa prospettiva appare vantaggiosa non solo nella prospettiva di decarbonizzazione dell’economia (coerente con l’Accordo di Parigi sul clima sottoscritto dall’Unione Europea), ma anche rispetto all’obiettivo di valorizzare la produzione nazionale e quindi di mantenere e creare lavoro in Italia.

Concessioni balneari. In larga parte del Paese i canoni per le concessioni balneari sono bassi, ma con grandi differenze e poca trasparenza, e questa situazione ha portato in diversi casi a premiare rendite di posizione e generato abusi edilizi e illegalità nei confronti del diritto di accesso alle spiagge. Attualmente il canone medio è di circa 5 euro a metro quadro, mentre le stime sul 6 rapporto tra entrate per lo Stato e guadagni per i gestori sono di 100 Mln di Euro contro 2.000 Mln di euro. La proposta allo studio di Legambiente è ovviamente quella di adeguare i canoni per le concessioni balneari con l’obiettivo di spingere una corretta e trasparente gestione ai sensi delle direttive europee. Il canone minimo nazionale dovrebbe essere di almeno 10 euro a mq all’anno, ma potrà essere variato da parte delle Regioni

Ecobonus ristrutturazioni edilizie. Le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni edilizie hanno svolto un ruolo importantissimo nello spingere la manutenzione del patrimonio e far emergere il lavoro nero, ma l’incertezza sul futuro degli incentivi, i problemi di accesso per le famiglie a basso reddito e la divisione tra incentivi senza obiettivi energetici (con detrazione al 50%) e legati invece a miglioramenti delle prestazioni, ha limitato lo sviluppo di interventi che permettessero davvero alle famiglie di ridurre i consumi energetici e le bollette. La proposta è quella di procedere alla revisione delle detrazioni per la riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio, attraverso incentivi legati al miglioramento delle prestazioni energetiche e all’adeguamento antisismico realizzati negli immobili. Per la parte energetica si passerebbe da due famiglie di incentivi (50% di detrazioni per ristrutturazioni senza obiettivi energetici, 65% per quelle certificate) a un sistema premiale in funzione del salto di classe energetica realizzato, e quindi di riduzione delle bollette delle famiglie. Per la parte sismica si avrebbe invece una detrazione pari al 65% per gli interventi di adeguamento sismico, e la stessa detrazione si dovrebbe prevedere per la sostituzione dei tetti in amianto con impianti fotovoltaici. Inoltre, attraverso una estensione per tre anni degli incentivi e la loro trasferibilità alle imprese ed alle Esco che realizzano gli interventi, si supererebbe il problema di accesso agli incentivi da parte delle famiglie a basso reddito. In questo modo si darebbe una spinta incisiva nella direzione della riqualificazione antisismica e energetica diffusa del patrimonio edilizio. È da sottolineare che secondo le stime del Cresme le detrazioni fiscali determinano un saldo positivo per lo Stato grazie agli investimenti e alla fiscalità diretta e indiretta che generano.

Bonifiche dei suoli. Sono oltre centomila gli ettari di territorio ancora da bonificare, inseriti nel programma nazionale di bonifica (SIN), avvelenati da inquinamento e rifiuti di ogni tipo. A questi si aggiungono 6027 Siti di Interesse Regionale (SIR) e locali. Secondo una recente analisi di Confindustria, le bonifiche che riguardano i siti di interesse nazionale, sono state effettuate su meno del 20% dei terreni e delle acque di falda malgrado l’individuazione delle aree risalga al 1998. Cosa propone Legambiente? Di istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani e delle aree pubbliche a partire dal contributo economico dei produttori di rifiuti speciali e pericolosi, sul modello di uno strumento attivo negli Stati Uniti dal 1980 (Superfund). In tale fondo dovranno confluire anche le sanzioni pecuniarie previste per i reati minori dalla Legge sugli Ecoreati.

Consumo di suolo e riqualificazione edilizia. In questi anni l’utilizzo per la spesa ordinaria degli oneri di urbanizzazione e costruzione, generati dalle nuove costruzioni, da parte dei Comuni è stato uno dei motori del consumo di suolo. Inoltre a differenza di altri Paesi europei, in Italia non esiste una fiscalità vantaggiosa per il riuso di aree e edifici che invece sarebbe l’alternativa più efficace al consumo di suoli agricoli e naturali. Per questo Legambiente, chiede che nella legge di stabilità 2017 venga rivista la tassazione in materia edilizia, escludendo la spesa ordinaria dall’utilizzo degli oneri di urbanizzazione e costruzione, vincolandoli agli interventi di realizzazione e manutenzione delle opere di urbanizzazione e di recupero del patrimonio esistente, di riqualificazione e bonifica ambientale. Introdurre un contributo per il consumo di suolo negli interventi edilizi legato alla perdita di valore ecologico e paesaggistico che determina, i cui proventi dovranno essere destinati in via esclusiva alla riqualificazione del patrimonio edilizio da parte dei Comuni, e in parallelo ridurre o azzerare gli oneri per gli interventi di riuso e riqualificazione con obiettivi energetici e statici.

Tassazione trasparente sull’energia. In campo energetico sono individuabili esenzioni alle accise sui consumi energetici, di cui beneficiano in particolare le fonti fossili, pari secondo il Ministero del Tesoro a circa 5mld di euro all’anno. Inoltre all’interno della componente A3 degli oneri generali di sistema, secondo i dati del GSE, i sussidi per centrali da fonti fossili attraverso il meccanismo delle “assimilate” (CIP6) sono stati pari a 548 milioni di Euro nel 2014 e la spesa complessiva dal 2001 è stata di 43,1 miliardi di Euro. Si tratta di un sistema fiscale, che secondo legambiente, è complesso, incoerente e costoso, per questo l’associazione ambientalista nazionale auspica l’inserimento nella legge di stabilità 2017 di una rimodulazione delle accise sui prodotti energetici sulla base di criteri Auto-produzione da fonti rinnovabili. L’autoconsumo da fonti rinnovabili è oggi penalizzato dalla tassazione vigente ed è vietata la distribuzione locale di energia pulita anche all’interno di edifici e tra imprese limitrofe, per questo si richiede di rivedere la fiscalità sull’autoconsumo da fonti rinnovabili in modo da spingere investimenti nelle energie pulite.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.