Social Media, Formazione Professionale, Crisi della Professione … il punto sulla professione di Architetto dalle parole di Leopoldo Freyrie

Il punto sulla professione di Architetto dalle parole di Leopoldo Freyrie

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Nato nel 1958 a Milano, dal 1984 lavora come libero professionista e ha firmato progetti di architettura in Italia, Corea del Sud, Georgia e USA con numerose pubblicazioni su riviste italiane ed estere. Nel 2000 è stato tra i fondatori del Forum Europeo per le Politiche Architettoniche. Nel 2001 viene nominato rappresentante del Governo italiano al Comitato Consultivo per la Formazione di Architetto presso l’Ue. Nel 2004 è Presidente del Consiglio degli Architetti d’Europa ed è insignito della Presidential Medal dal American Institute of Architects, di cui è membro onorario. Nel 2007 è designato dal Ministro dei Beni Culturali membro del Consiglio Italiano del Design. È stato Relatore Generale del XXIII Congresso Mondiale degli Architetti a Torino nel 2008. È autore di libri e di pubblicazioni. Dal marzo 2011 al 2016 è stato a capo del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Parliamo di Leopoldo Freyrie con il quale cercheremo di fare il punto sullo stato della professione di Architetto.

Dottor Freyrie, dopo cinque anni di impegno professionale come presidente dell’Ordine degli Architetti, poco più di due mesi fa, il suo incarico è giunto a scadenza. Come sono stati questi due mesi da Ex presidente? È difficile riabituarsi a svolgere la “semplice” libera professione?

I 5 anni da presidente del Consiglio nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori sono stati difficili e appassionanti: la crisi economica e i continui rivolgimenti politici hanno creato condizioni di enorme difficoltà ma anche grandi opportunità per ripensare il futuro dell’architettura e della professione. Questo ho cercato di fare: provare a progettare il mestiere dei prossimi decenni. Per quanto riguarda la seconda domanda invece … non ho mai smesso di fare il mestiere di architetto, nonostante la difficoltà di avere una settimana lavorativa con due o tre giorni di meno a disposizione, e nonostante la crisi che ha colpito anche il mio Studio. Credo sia importante che chi rappresenta le categorie professionali tocchi con mano le difficoltà del mestiere quotidiano.

In questi cinque anni c’è mai stato un momento in cui ha pensato “Ma chi me l’ha fatto fare?”

No, mai: quando ti dai una missione che ti appassiona pensi e agisci senza guardarti indietro.

Cosa rivendica con più orgoglio? Quale battaglia o cambiamento è più felice di aver portato avanti? Cosa invece avrebbe voluto fare e non ha potuto?

I maggiori successi, ottenuti grazie a un gruppo affiatato e una struttura coesa, sono stati: aver cambiato la cultura sull’uso della città e dei territori, con il progetto RIUSO; aver ottenuto il regolamento Edilizio Unico nazionale; introdotto innovazione nel nuovo Codice degli Appalti; aver ottenuto, nella Riforma del Titolo V della Costituzione, che il Governo del territorio sia materia che riguarda tutto il Paese. E poi aver istituito il Premio Architetto italiano dell’Anno, diventato il più bel premio italiano di architettura e rifondato L’Architetto, che ora è una magnifica rivista gratuita e online. Certo, avrei voluto ottenere maggiori innovazioni per quanto riguarda la pratica professionale, come le Reti tra professionisti e il riconoscimento del ruolo economico nelle politiche nazionali: ancora ci sono antichi pregiudizi sia nella politica che nelle professioni stesse. Gli Ordini sono importanti ma non devono diventare un luogo di conservazione bensì di innovazione

Lei ha ricoperto la carica di presidente in un periodo di grandi cambiamenti professionali. La “pubblicità” e la comunicazione in rete hanno acquisito sempre più importanza. Informazioni, polemiche … sono ormai alla portata di tutti. Lei è stato, gioco forza e senza ombra di dubbio il primo presidente “Social”… come ha vissuto questo cambiamento?

Il CNAPPC ha fatto grandi passi avanti ma non basta: la difficoltà è tracciare il confine tra la comunicazione sociale, che ci metta in relazione non solo con i professionisti ma anche con i cittadini, e le cattive pratiche fatte di distorsione del mercato, mediante i social, come le vendite in dumping di progetti e attività professionali

Nel corso della sua presidenza si è registrata anche la nascita e l’esplosione dei fenomeni COCONTES e HOUZ, Habitissimo, piattaforme di crowdsourcing e Marketplace che sono entrate con forza nel mercato dell’Architettura. Creando in alcuni casi non pochi malumori. Lei come ha visto l’esplosione di queste realtà commerciali? Pensa che siano un male per l’architettura italiana oppure che in un certo senso possano rappresentare una delle strade dell’architettura del futuro?

Il mercato digitale, anche dei progetti, è una realtà con cui bisogna fare i conti. Serve però una regolazione per non ingannare i cittadini. Viceversa si confonde un “rendering” con un progetto. Ben gestito e regolato è una magnifica opportunità per i giovani e per uscire dalle ristrettezze di un mercato interno asfittico.

In tanti parlano di crisi. Tanti tra i nostri lettori parlano apertamente di “situazione insostenibile”. Per quale motivo si è arrivati a questo punto? Perché secondo Lei la professione di architetto vive, forse più di altre professioni tecniche, questa crisi professionale? Quale futuro ci sarà per la professione di Architetto? In quale direzione va la professione?

Dell’architettura ci sarà sempre bisogno, soprattutto di fronte alle sfide difficili del riuso delle città, dei cambiamenti climatici, della sicurezza dell’abitare. Lo Stato negli ultimi 20 anni ha dato il peggio di sé tra burocrazia e corruzione nei lavori pubblici. Ma nessuno di noi è esente da colpe: per molti anni, quando si lavorava molto e tutti, solo in pochi si sono preoccupati dell’edilizia espansiva e di bassa qualità, dell’affermarsi di professionisti solo bravi a ottenere permessi, di fare sconti ignobili pur di ottenere un lavoro. La soluzione passa da regole chiare, responsabilità verso l’ambiente i cittadini  e un grande innalzamento della qualità dei nostri progetti. Con il “piove, Governo ladro” si ottengono molti applausi e nessun cambiamento.

La formazione professionale è uno degli argomenti più criticati e discussi dai professionisti italiani. Ci dica il suo parere?

La formazione professionale degli architetti si fa da anni in tutto il mondo occidentale: non è una tassa bensì una garanzia per i cittadino che abitano i nostri progetti. E’ una grande opportunità per innovare i nostri strumenti progettuali: il CNAPPC e gli Ordini sono riusciti a organizzare una formazione quasi gratuita e di ottimo livello, evitando che qualcuno utilizzasse la legge per fare business su professionisti che fanno fatica a sbarcare il lunario

Un ultima domanda … se dovesse dare un voto alla sua presidenza, che voto si darebbe?

Nessuno: sono però consapevole di aver fatto il Presidente con senso di responsabilità e cercando di cambiare le cose. Non sono riuscito a cambiare i redditi degli iscritti ma, evidentemente, non era nelle nostre possibilità. Spero però di aver tracciato un pezzo di sentiero verso un futuro migliore.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.