Professione architetto: quale futuro per gli architetti italiani?

Quale futuro per la professione architetto: tra crollo delle progettazioni pubbliche e un futuro sempre più incerto spuntano nuove opportunità professionali

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Quale futuro per la professione architetto? La domanda oramai se la pongono in tanti. Sono infatti migliaia i professionisti e i laureati in architettura che cercano di capire in quale direzione sta andando il mondo del lavoro. Una domanda da un milione di dollari, si sarebbe definita alcuni anni fa. Di certo oggi, possiamo affermare che di preciso nessuno, o quasi nessuno può rispondere . E che sicuramente il panorama professionale che per decenni ha affollato le riviste di architettura se non è morto, di certo non gode di buona salute.

Quella dell’ architetto è infatti una professione, ancora schiacciata dalla crisi, nonostante il 2015 sia stato un anno importante per l’economia italiana e per il settore delle costruzioni che ha mostrato i primi, anche se tenui, segnali di ripresa. Uno stato di cose che se da un lato ha fatto temere per la vita del paziente dall’altro ha invece spinto centinaia di architetti sempre più verso una maggiore specializzazione professionale. Una corsa alla specializzazione che ha visto coinvolti tutti gli ambiti della professione; dalle attività tradizionali come la redazione dei capitolati, le perizie estimative, il catasto, i collaudi e la sicurezza nei luoghi di lavoro, a quelle più innovative come la certificazione delle classi energetiche degli edifici, il GIS (Geographic Information System), gli studi e le progettazioni di fattibilità, il project financing, il facility management

Uno scenario tracciato dalla V edizione dell’Osservatorio sulla professione Architetto promosso dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori in collaborazione con il Cresme, che, come abbiamo già evidenziato, può forse alienare alcuni ma che “purtroppo” rappresenta la realtà dei fatti.

Come conseguenza di questo scenario inoltre stanno mutando decisamente anche i modelli organizzativi degli studi professionali che, costretti dalla crisi,  si stanno evolvendo verso una dimensione di maggiore interdisciplinarità;  ecco entrare quindi negli studi professionali degli architetti italiani, ancora più di prima, concetti e opportunità come il coworking, i siti web responsive e i blog informativi, il concetto di brand, i market-place, i servizi on-line basati sul sistema del feedback.

Quali sono i numeri della crisi? La fotografia aggiornata sulla professione architetto offerta dalla quinta edizione dell’Osservatorio sulla professione.

I dati dell’Osservatorio sulla professione di architetto confermano, in questa V edizione, alcuni dei trend più significativi che riguardano gli oltre 154 mila architetti italiani.  Nello specifico, continua il rallentamento della crescita degli iscritti agli Ordini provinciali; scende ancora, riducendosi ad una cifra inferiore ai 17mila euro il reddito annuo. D’altra parte  invece il numero di professionisti con un reddito inferiore a 9 mila euro è cresciuto, dal 31,8% del 2013 al 34% del 2015, mentre la percentuale di architetti con un reddito annuo superiore a 30 mila euro è scesa dal 21% al 16,6%.

Quali sono le principali cause della crisi che ha coinvolto il mondo dell’architettura? Un mondo sicuramente strano, dove possiamo trovare pochissime archistar che richiedono parcelle milionarie, e uno stuolo di onesti e piccoli professionisti che a stento riescono a sbarcare il lunario.

Se, considerato il crollo del settore delle  nuove costruzioni e  delle opere pubbliche e seppur resistendo il segmento della riqualificazione e del risparmio energetico, gli architetti italiani, nel 2015, hanno avuto a disposizione appena 104 mila euro a testa di mercato potenziale, il secondo valore più basso tra tutti i paesi europei. Il mercato della progettazione ha, infatti, continuato a ridursi, portandosi a 16 miliardi nel 2015 (ancora -0,8% a valori reali rispetto al 2014). Tra 2015 e 2006 la dimensione del mercato è crollata del -45% (parliamo, a valori reali, di ben 13 miliardi di euro in meno).

Un altro dei grandi problemi per la professione architetto, è quello rappresentato dalla solvibilità della clientela.

Per i progettisti italiani infatti la solvibilità della clientela continua ad essere un problema. Nel 2015 la percentuale di architetti che ha indicato di vantare crediti residui nei confronti della clientela privata è il 67%, il 6% in più rispetto alla situazione del 2014.

Una crisi che si riflette anche, o non poteva che essere altrimenti, sulla composizione stessa degli studi professionali.

Per quanto riguarda la struttura dei circa 70 mila studi di architettura, infatti, essi impiegano in media, 4 addetti,1,5 soci, un dipendente non architetto, 0,2 dipendenti architetti e 1,4 collaboratori con partita Iva. Negli ultimi sette anni la quota di donne tra i neo-iscritti alla cassa previdenziale è stata regolarmente superiore al 50%. Rappresentano oggi circa il 54% degli iscritti ai corsi di laurea di secondo livello in architettura, e sono la maggioranza anche tra i nuovi immatricolati. Degli oltre 154 mila architetti italiani oggi le donne, circa 64 mila, sono quasi il 42%, il 10% in più rispetto alla situazione del 1998. Una crescita che purtroppo non è stata seguita da un adeguamento delle retribuzioni. Nel 2015 il reddito medio annuo degli uomini è stato superiore del 57%, la stessa differenza era l’85% all’inizio degli anni duemila.

Confermata anche la difficoltà dell’inserimento professionale per i neo laureati. Nel 2014, ad un anno dal conseguimento del titolo di laurea di secondo livello in architettura (magistrale o magistrale a ciclo unico), il tasso di disoccupazione si è portato al 31% (era il 17% nel 2010). Dopo 5 anni il 60% degli architetti ha aperto la Partita Iva, ma sei su dieci collaborano in forma esclusiva con un unico studio.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.