Etiche, coltivate … le case ecosostenibili – ecologiche dell’Architetto Maria Luisa Bisognin

Case ecologiche, case coltivate, case di paglia: un viaggio etico e professionale nel mondo dell’architettura ecosostenibile di Maria Luisa Bisognin

Corso Di Progettazione e Realizzazione Case Ecologiche

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Per case ecosostenibili ed ecologiche si intendono delle case realizzate con materiali a basso impatto ambientale, materiali come la paglia e la canapa, non inquinanti e che possano limitare il più possibile il dispendio energetico. Un “architettura ecologica” nata, per motivi pratici, nell’America rurale di metà 800 e che negli ultimi decenni sembra aver conquistato anche alcuni professionisti italiani particolarmente attenti alle tematiche ambientali, come la Dottoressa Maria Luisa Bisognin

Le radici della formazione artistica e professionale della Dottoressa Maria Luisa Bisognin sono da rintracciare nella Bologna di fine anni settanta. Nella provincia Bolognese, dopo la laurea in Architettura conseguita a Firenze discutendo una tesi metodologica sui Piani Paesistici con Paolo Baldeschi, ha proseguito la sua carriera collaborando con Carlo Doglio, Giancarlo De Carlo, Lucio Gambi e lo stesso Paolo Baldeschi, nomi noti nel panorama dell’architettura italiana ed Europea. Architetto eclettico, attualmente la Bisognin svolge la sua professione progettando con criteri etici e di sostenibilità ambientale, seguendo strade spesso fuori dagli schemi convenzionali come ad esempio la costruzione di manufatti in fibra vegetale, la permacultura e la progettazione di ecovillaggi. Cofondatore dell’Accademia Italiana di Permacultura, ha contribuito all’avviamento della Scuola di pratiche sostenibili del Parco Agricolo Sud a Milano.

Dottoressa Bisognin, da cosa nasce questo suo interesse verso l’edilizia ecosostenibile e verso le case ecosostenibili?

Più che un interesse la mia è una consapevolezza delle ricadute ambientali della filiera edile che ha un impatto per più del 40%, sia in termini di consumo di risorse sia in termini di inquinamento e produzione di rifiuti. Dopo un master europeo in bioedilizia che ho frequentato nel ’97, ero rimasta insoddisfatta proprio per il mancato approfondimento della differenza tra edilizia biocompatibile ed edilizia ecocompatibile. Avevo già qualche rudimentale concetto di costruzioni  in fibre vegetali, sia studiando le tecnologie costruttive storiche italiane e sia perché cominciavo ad occuparmi attivamente del rilancio della coltivazione della canapa da inserire nel regime set-aside che riceveva aiuti economici dalla UE perciò già allora si tentava di introdurre, anche in Italia, sull’esperienza extra europea e francese, filiere edili legate alle colture o agli scarti delle colture food.

Successivamente, nei limiti degli incarichi professionali ricevuti, ho lentamente introdotto materiali vegetali (che ho potuto utilizzare più facilmente negli interventi di restauro). Nel 2004 ho partecipato alla costruzione della prima casa con tamponamento in balle di paglia a Pramaggiore con la direzione tecnica dell’arch. Barbara Jones. Dopo aver acquisito la sua tecnica, alla Scuola di Pratiche Sostenibili di S. Giuliano Milanese, dove svolgo formazione, nel 2007 abbiamo fatto un laboratorio di progettazione per il tamponamento di due campate di porticato a doppio volume per ricavare uno spazio abitativo. La realizzazione è stata eseguita attraverso un workshop diretto da altre persone.

Parlando con altri suoi colleghi alcuni hanno affermato che l’interesse verso l’edilizia ecosostenibile, e nel dettaglio, per le case ecologiche costruite in paglia è un interesse di tipo prettamente morale. Anche per Lei possiamo parlare di un interesse morale oppure da cosa nasce questo Suo interesse professionale? Quali sono stati i suoi Maestri a riguardo?

Non mi appartiene la parola “morale” , preferisco parlare di “etica”.  Comunque anche le norme deontologiche sono molto chiare nel ricordare che l’architetto opera nel rispetto dell’interesse generale della società. Gli atti progettuali degli architetti devono rispondere all’esigenza collettiva di migliorare l’ambiente individuale e della comunità, attraverso la tutela del patrimonio di risorse naturali, culturali ed economiche del territorio, adottando le soluzioni tecniche e formali più adeguate ad assicurare qualità e durata dell’opera progettata oltre al benessere fisico ed emozionale dei suoi utenti. Mi piacerebbe che i colleghi ricordassero più spesso che abbiamo un’etica e che abbiamo una grande responsabilità per il futuro, perché le nostre realizzazioni sopravvivono alla nostra stessa vita.

Ho avuto la fortuna di avere grandi maestri e cerco di fare tesoro dei loro insegnamenti così come cerco di passare questi concetti alle generazioni che mi seguono. I miei maestri vanno da nomi altisonanti, in particolare ho collaborato con Carlo Doglio, Giancarlo De Carlo, Lucio Gambi e Paolo Baldeschi ma non posso dimenticare i maestri artigiani (e non), gli amici ed i colleghi che ho potuto frequentare nel corso di tutta la mia vita.

Quali sono le caratteristiche tecniche di un immobile realizzato con la paglia? Quanto costa realizzare delle case ecosostenibili realizzate con questa tecnica?

Attualmente si usano almeno quattro tecniche differenti così come si utilizzano le balle di paglia sia nel formato piccolo sia nel formato medio. Senza entrare nel merito è importante dire che in Italia non è possibile realizzare strutture in muratura continua ma le balle di paglia si possono impiegare come tamponamento in una struttura portante a telaio che normalmente è in legno anche se non mancano casi di telai in cemento armato. Rispetto ad un involucro edilizio costruito con tecnologia convenzionale abbiamo riscontrato un risparmio di circa il 30%.

“Per la strada” si vocifera che questo tipo di case possano essere meno sicure e stabili di quelle classiche. Lei come risponderebbe a queste “dicerie”?

Che sono, come dice lei, “dicerie”. Basta guardare le costruzioni fatte nella fine dell’800 in Nebraska per capirne la solidità e la durabilità. Abbiamo tutte le certificazioni del caso: strutturali, energetiche, resistenza e comportamento al fuoco, salubrità, impronta ecologica, sicurezza, lavorabilità … sono balle rosse e gialle, come si dice in Toscana.

Il progetto ecosostenibile al quale si sente più legata? Quello che invece le ha causato più problemi tecnici?

Sono molto legata al mio brevetto “la casa coltivata” che impiega gli steli di canapa anche nella struttura portante evitando l’uso di legno. I materiali necessari (canapa, argilla, calce) hanno un’impronta ecologica bassissima e in soli 5 mesi, risanando nel frattempo il terreno, ottengo i materiali da costruzione di cui ho bisogno. Con un solo ettaro posso realizzare una monofamiliare.

Essendo io un progettista e non un esecutore, i problemi tecnici li incontro spesso nell’incompetenza o nella boria di alcune maestranze. Non è facile trovare maestranze formate quindi, come in tutte le altre tecniche e tecnologie, i problemi si riscontrano anche sì per una cattiva progettazione ma più spesso da una realizzazione non a regola d’arte.

Se dovesse nominare un edificio, una casa ecosostenibile, simbolo dell’edilizia ecologica, in Italia e nel mondo, quale citerebbe?

I casoni in fragmite: un casone in fragmite con poca manutenzione ha una durata di circa 60-70 anni. Se ognuno, all’età di 20 anni, si costruisse il proprio casoncello questo si composterebbe con lui alla fine della sua vita. Il casone, simbolicamente, trovo sia il massimo del concetto etico che porto avanti.

La situazione italiana dell’edilizia ecosostenibile. L’Italia è pronta per una “nuova era” dell’edilizia? Per quale motivo in altri paesi (penso alla Germania ) i temi dell’ecosostenibilità sono sempre più spesso al centro dei dibattiti tecnici mentre in Italia sembriamo, per lo meno, procedere a rilento?

Dopo il recepimento della direttiva 31/2010/UE, entrata in vigore il 1° ottobre 2015, il comparto edilizio italiano DEVE essere pronta ad una “nuova era” dell’edilizia perché i parametri prestazionali obbligatori che un edificio deve raggiungere oggi sono talmente stringenti che risulta troppo costoso continuare a costruire in maniera convenzionale e poi apportare delle “correzioni” per ottemperare alle normative. Esistono già molti materiali interessanti ma manca ancora, da parte dei progettisti, la capacità di concepire sistemi costruttivi alternativi e, da parte delle imprese edili, la formazione di maestranze con mentalità duttile e capacità esecutive all’altezza delle nuove tecniche costruttive.

L’Italia è purtroppo ingessata nel concetto, particolarmente diffuso, della casa eterna e della casa status, cosa che non si incontra nei Paesi del nord Europa o, perlomeno, è un concetto di secondo piano. L’Italia è anche molto indietro nella coscienza civile e ambientale, basta vedere i rifiuti lasciati sulle spiagge giusto per fare un piccolo esempio. Abbiamo una mentalità familista dura a morire. Proprio per le condizioni ambientali invece i popoli del nord hanno sviluppato un grande senso civico: per garantire la propria sopravvivenza era necessario cooperare con la comunità. Noi siamo cresciuti in un ambiente di abbondanza che ci rende più indipendenti dalla comunità ma siamo riusciti ugualmente a sviluppare giochi di sudditanze e soggiogazioni che condizionano fortemente il nostro benessere fisico ed emotivo.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.