Un aiuto normativo concreto per combattere la corruzione in Italia

Uno strumento di lavoro per combattere la corruzione in Italia: questo è la UNI EN ISO 37001, prima norma sui sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione

Corso Anticorruzione

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Uno strumento di lavoro per combattere la corruzione in Italia: questo è la norma UNI EN ISO 37001, prima norma sui sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione, la loro progettazione, l’applicazione, il mantenimento, l’aggiornamento e il miglioramento continuo.

UNI EN ISO 37001, prima norma sui sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione in Italia. La sua applicazione aiuta a prevenire fenomeni corruttivi lungo tutta la catena del valore nella quale l’organizzazione è inserita: sia in ambito pubblico che privato (compreso il no-profit), nel caso che l’organizzazione (i soci o il suo personale) li promuova o li subisca, e anche quando si presentano in forme indirette (cioè con il coinvolgimento di parti terze).

L’applicazione della norma e la sua eventuale certificazione, non è una “patente di onestà” e non sostituisce alcuno degli obblighi e delle prescrizioni di legge esistenti nel Paese, costituisce invece prova dell’impegno a prevenire, rintracciare e affrontare la corruzione in Italia, e ha inoltre il potenziale di ridurre i rischi e costi connessi. La norma non affronta specificamente le condotte fraudolente, i cartelli e altri reati relativi all’antitrust, alla distorsione della concorrenza e al riciclaggio.

“La corruzione è un notevole rischio di impresa in molti Paesi e diversi settori” afferma Neill Stansbury, presidente del project committee ISO/PC 278 che ha elaborato la norma. “A volte è tollerata in quanto ‘componente necessaria’ per fare affari. Tuttavia la crescente consapevolezza del danno che la corruzione causa alla Società, alle imprese e ai singoli individui ha dato luogo a una forte richiesta di azion, anche per ottemperare alle leggi locali , hanno già investito tempo e risorse per sviluppare al loro interno sistemi e processi di prevenzione: la UNI ISO 37001 potrà supportare e ampliare i loro sforzi, aumentando la trasparenza e la chiarezza delle misure e dei controlli già messi in atto e aiutando a realizzarli con la massima efficacia ed efficienza.

Il Sistema di gestione della UNI ISO 37001 specifica i requisiti per:

  • politica e procedure anti-corruzione

  • leadership, impegno e responsabilità dell’alta direzione

  • supervisione da parte del compliance manager o della funzione delegata

  • formazione professionale anti-corruzione e decreti attuativi

  • valutazione del rischio nonché investigazione e approfondimento sui progetti e i soci in affari

  • controlli finanziari, commerciali, contrattuali

  • osservazione, controllo, investigazione e riesame

  • azioni correttive e miglioramento continuo.

Secondo Stansbury la norma assicura una flessibilità d’uso che la rende indipendente dalle dimensioni aziendali, dalla localizzazione geografica e dal settore di attività, pur presentando “politiche, procedure, azioni e controlli ragionevoli e proporzionati alle effettive situazioni di rischio”.

A livello nazionale è interessante segnalare che le “Linee guida per la prevenzione della corruzione, con suggerimenti per i Piccoli Comuni e Aggregazioni” elaborate da ANCI Lombardia nel corso del 2016 dichiarano che “… i propri contenuti sono, in buona parte, allineati con i requisiti della ISO/DIS 37001”.

Per inquadrare il fenomeno della corruzione in Italia, lo studio “Global Economic Crime Survey – Addendum Italiano 2016” di PwC riporta che il 23% delle organizzazioni hanno dichiarato di essere state vittime della corruzione (13% nel 2014) che è quindi al secondo posto, dopo l’appropriazione indebita, nella classifica delle frodi. Meno della metà delle organizzazioni italiane, il 47% dei rispondenti, ha intercettato l’evento fraudolento attraverso il sistema di controllo interno, evidenziando così la necessità di miglioramento di strumenti e cultura che potrebbero trovare risposta nella UNI ISO 37001.

La pratica illecita della corruzione in Italia è diffusa, ma non sempre si intercetta e si riconosce facilmente. Infatti il 6% delle organizzazioni italiane che hanno risposto alla ricerca ha ammesso di aver ricevuto la richiesta di pagamento di una tangente, mentre un’impresa su quattro non sa rispondere alla domanda. Inoltre il 13% dei rispondenti ha dichiarato di aver perso opportunità commerciali, probabilmente colte da altri concorrenti a seguito del pagamento di una tangente, mentre la metà delle imprese non ha saputo rispondere alla domanda. Da qui emerge anche una sorta di “reticenza” a condividere il tema.

L’indice 2015 di Transparency International, relativo alla corruzione “percepita”, colloca l’Italia al 61° posto nel mondo, in salita di 8 posizioni rispetto al ranking globale dell’anno precedente (69°). A livello europeo, purtroppo, l’Italia si posiziona in fondo alla classifica (seguita solamente dalla Bulgaria), mentre a livello internazionale si trova al pari di paesi come Sud Africa, Senegal, Montenegro, Lesotho.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.