Un quarto degli architetti europei sono italiani: ma c’è lavoro per tutti?

Secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), gli architetti italiani nel 2014 rappresentavano poco meno del 27% del totale europeo

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In Italia il rapporto architetti/popolazione è il più alto d’Europa: circa 2,5 professionisti ogni mille abitanti, contro una media europea di 0,96.

In Germania gli architetti sono 1,33 ogni mille, in Francia solo lo 0,45 per mille, nel Regno Unito lo 0,57, in Svezia lo 0,57. Tuttavia, gli architetti italiani si collocano al 19° posto in Europa (su 27 paesi) per reddito.

Sono i primi dati che emergono dal Rapporto Cresme “La città del futuro. Roma 2030 l’architettura come risorsa”, presentato dall’Ordine degli architetti di Roma lo scorso 27 gennaio.

Secondo i dati raccolti dal Consiglio Europeo degli Architetti (ACE), gli architetti italiani nel 2014 rappresentavano poco meno del 27% del totale europeo (compresa la Turchia), tuttavia il loro reddito, pari a 19 mila euro, colloca l’Italia al di sotto di realtà come Turchia, Slovenia e Estonia, e ben lontano dai 29 mila euro medi stimati per il livello europeo, e soprattutto dai 54,7 mila euro della Svizzera, i 44 dell’Olanda, i 43 della Germania e i 28,3 della Spagna.

Utilizzando, poi, una stima della reale domanda di servizi di progettazione ottenuta a partire dagli investimenti annui nel settore delle costruzioni (divisi tra nuove opere e lavori di recupero e ristrutturazione), il Cresme evidenzia che gli architetti italiani nel 2014 avrebbero avuto a disposizione appena 105 mila euro a testa; il secondo valore più basso tra tutti i paesi europei (superiore soltanto a quanto misurato per la Grecia); un terzo del mercato di riferimento pro-capite stimato per gli architetti tedeschi; tra otto e nove volte in meno rispetto a Francia e Regno Unito.

“Appare evidente” si legge nel Rapporto “che serve una politica per l’internazionalizzazione degli architetti italiani. Le dinamiche in atto del mercato italiano rendono difficile pensare che ci sia spazio come nel passato. Una delle soluzioni è quindi quella di sviluppare un’azione promozionale forte accompagnata da una nuova politica formativa che comprenda le lingue (quanto meno l’inglese) e nuovi saperi, dato che lo stesso mercato delle costruzioni si è profondamente configurato e vive un profondo processo di cambiamento”.

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Mauro Melis

Giornalista, Fotoreporter, Copywriter, Blogger, Web Writer, Addetto Stampa per giornali, riviste, enti pubblici e blog aziendali. Provo a descrivere il loro mondo e le loro storie, le loro passioni e le loro idee. "Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile" P.R.